Michele Villetti scrive a La Fune per una riflessione sulle votazioni e il territorio
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Gli Stati Generali La Fune
Riportiamo una lettera inviata alla redazione della Fune e scritta dal maestro Michele Villetti, che ha scelto di rimanere a Viterbo evitando lavori fuori proprio per amore della città.

Riportiamo una lettera inviata alla redazione della Fune e scritta dal maestro Michele Villetti, che ha scelto di rimanere a Viterbo evitando lavori fuori proprio per amore della città.

 

Sto scrivendo queste righe dalla croce del Monte Palanzana, posto di una magia unica e irripetibile.

Guardando verso l’orizzonte mi si apre lo sguardo verso Viterbo, in tutto il suo splendore, e inevitabilmente mi immagino tutte le migliaia di vite che circolano nella nostra città. Mi sembra di vederle, di sentirle una a una. Mi immagino i giovani adolescenti, pronti a salpare verso la vita dopo la maturità, gli anziani fermi fuori al bar, magari a parlare di una partita di calcio della quale neanche gli interessa, solo per non sentirsi poi così soli, al bambino che gioca con l’aria, fuori dal finestrino della macchina di papà, alla donna appena tornata a casa dopo un colloquio di lavoro.

Da qui sembra tutto così chiaro, c’è un senso di giustezza universale, e in questo silenzio che sembra ovattare le mie orecchie penso alle speranze di chi vive in questa città e le percepisco così nitide che quasi le vedo, ora, mentre sto scrivendo queste righe, con la schiena appoggiata alla croce.

Non capisco, in tutta questa meraviglia, perché noi esseri umani abbiamo ancora bisogno di schierarci, di escludere di conseguenza altri esseri, e ancora peggio, di vivere a ridosso di altre persone e di dire “abbiamo vinto!” o “abbiamo perso!” soprattutto in dinamiche che per loro natura, dovrebbero coesistere anche con pensieri differenti, come nel caso delle recenti e da poco passate elezioni comunali, dove l’unico interesse dovrebbe essere il bene della nostra terra e di chi la vive.

Da poco si è conclusa per molti l’avventura della campagna elettorale, e per molti altri (sempre troppo pochi) l’esperienza della scelta rivolta a chi votare. Ciò che ho imparato, vedendo le molteplici dinamiche che hanno caratterizzato questo periodo elettorale, è che in questa epoca, nella quale sembra che per quasi un secolo abbia primeggiato l’odio e la tirannia di pochi, si sia ormai come calcificata una rassegnazione universale che sovente scade poi nella più triste confusione, fatta di sfiducia e di paure verso il prossimo, talvolta di paura verso il proprio sentire, o addirittura verso speranza nel bene, il quale rappresenta ciò che tutti noi vogliamo, in ogni ambito della nostra vita.

Ci rendiamo conto? Sempre più spesso preferiamo tacere davanti a ciò che è ingiusto per noi e per gli altri, pensando che il non dire ci protegga e ci garantisca paradossalmente la sopravvivenza. Ed ecco che quando vediamo con i nostri occhi una qualsiasi forma di inguistizia, la quale parte dal vederci passare avanti uno sconosciuto alla fila del supermercato con arroganza fino ad arrivare all’osservare uomini senza scrupoli che magari buttano immondizie a ridosso di un bosco o di un fiume, rimaniamo fermi, rassegnati, facendo diventare queste dinamiche addirittura normali, abitudinarie, fino al giorno nel quale, accettandole, le faremo anche noi verso qualcun’altro.

Ed è così che accettiamo il male, e lo facciamo propagare, insegnandolo addirittura ai nostri figli, i quali inevitabilmente porteranno avanti questo terribile testimone, il quale magari poi riconfermerà persone che tramite le “conoscenze” si approprieranno di posti di lavoro che dovrebbero andare ad altri per merito, o che chiederanno favori in cambio di ricatti, e questi favori potrebbero divenire edifici che contribuiranno alla distruzione fanuistico ambientale della nostra terra, o peggio ancora ad uno smaltimento di materiale altamente cancerogeno nelle falde friatiche di qualche terreno. Questi sono solo alcuni esempi che potrebbero accadere e che avrebbero ripercussioni anche verso i fautori di tali follie.

Sono del parere che i problemi si risolvano a monte. A monte c’è una popolazione che nonostante abbia tutti i mezzi per potersi acculturare, preferisce essere ignorante e sapientemente istruita fin dai primi anni al menefreghismo, studiando su libri di storia artefatti e corrotti ed a credere gradualmente, fino all’uscita dalle scuole superiori, che “la vita è questa ed io non sono nessuno per cambiare il mondo”, trovando poi le illusorie conferme che è davvero così, le quali si mescolano con il male di cui parlo, manifestandosi nel vedere il nipote di tizio passarti davanti ad un concorso pubblico, a Caio che ti paga 600 euro al mese le tue otto ore giornaliere di lavoro dietro un forno rovente ad agosto senza sabato né domenica di riposo, o Sempronio che per un mal di testa passa prima di te in ospedale, magari per una TAC d’urgenza.

Il problema è a monte cari miei, oltre le nostre indignazioni, le nostre polemiche e le nostre astensioni dal votare. Credo che dovremmo iniziare dal senso civico più basilare, dal rispettare l’ambiente e la natura, dal denunciare ciò che è ingiusto anziché vivere nella pochezza dell’omertà, solo così avremmo, come inevitabile conseguenza, la possibilità di votare persone competenti e preparate, perché una società cosciente, fatta di singoli individui e non della massa, ha il modo di evolversi e di scegliere con il proprio gusto, e non tramite la convenienza dettata da ricatti e da dinamiche mafiose ed egemoniche.

Pertanto chiedo con tutto il mio cuore e in simbiosi con i miei conterranei viterbesi di riprendere quei codici morali tipici della nostra terra, che nella storia ha saputo amare e ospitare, divulgare arte e bene in ogni confine come nessuno mai, di preservare la natura e i suoi abitanti, di essere affamata di conoscenza e di non fermarsi difronte alla rassegnazione di un modus operandi che appartieni a pochi degenerati; chiedo inoltre di munirsi ogni mattina di altruismo e di senso civico, pensando al prossimo come se fosse un prolungamento dei nostri arti e di non cedere Mai alla paura del non dire il proprio punto di vista davanti alle ingiustizie. Solo così avremo la possibilità di esigere competenza, in ogni campo toccato dall’uomo.

Quanto al sindaco Giovanni Arena, alla sua giunta e a tutta l’opposizione chiedo da cittadino viterbese che ha scelto di non andarsene per amore della propria terra di pensare a tutte le esistenze di questa magnifica terra, facendone solo ed esclusivamente il suo bene, scacciando sciacalli e uomini con poca morale, qualora se ne presentassero, anche se camuffati addirittura da benefattori. Ogni volta che dovrete prendere delle decisioni importanti chiedo a voi di provare a venire qui, sul Monte Palanzana, a guardarvi la bellezza della nostra città, sicuramente la montagna vi darà immensi consigli.

 

Michele Villetti

Monte Palanzana, 25/06/2018

Repubblica delle Arti

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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