Mezzo Trasporto sotto shock e a luci accese per paura di attentati, poi torna la festa. Arrestati due turchi armati
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Esemplare il comportamento dei Facchini. Esemplare anche la reazione dei viterbesi che seppure sconcertati e dispiaciuti hanno abbracciato più forte i portatori della Macchina. Dopo l'ok a poter spegnere le luci gli animi si sono distesi ed è esplosa la festa in tutta la sua bellezza.

VITERBO – Quando la Macchina è stata affidata al Sodalizio, il capofacchino Luigi Aspromonte, poggiando i palmi sulle travi della base di Dies Natalis, tira fuori le parole più dure: “La Macchina passerà su un percorso illuminato, non spegneremo le luci per ragioni di sicurezza”. Il boato di disappunto del pubblico esplode a San Sisto e in tutte le piazze davanti ai maxischermi. Dura però una frazione di secondo: “E’ per ragioni di sicurezza”, tuona Aspromonte e doma così tutti.

Un non detto il suo, con decine di migliaia di persone sul percorso, che ha fatto capire a tutti che fosse accaduto qualcosa di grave. Il circo stampa ha l’informazione: “hanno arrestato due turchi che stavano in un B&B sulla salita di Santa Rosa e aveva con loro due pistole e un mitragliatore. La paura è che possa esserci qualche altro armato nascosto chissà dove. Le luci accese diventano importanti per permettere ai tanti occhi delle forze dell’ordine sul percorso di osservare tutto. Non è il caso di spegnere le luci”.

Decidiamo di aspettare la fine del Trasporto per darla, troppo alto il rischio di generare panico. Così la Macchina parte da San Sisto e inizia un Trasporto con tutti, in qualche modo, costretti a gestire lo shock. Dies Natalis arriva a piazza Fontana Grande tra le luci accese e le persone interdette ma pronte ad applaudire i Facchini. Poi riparte e scende a piazza del Comune così. Arriva tra le luci fino a piazza delle Erbe. Poi arriva l’ok per spegnerle, segno che la macchina della sicurezza ha fatto tutte le verifiche e la situazione è pienamente sotto controllo.

I due uomini arrestati nel pomeriggio – motivo per cui al Boschetto Mecarini e Aspromonte non c’erano, in quanto convocati dal prefetto per ragionare su come affrontare la situazione pesante – sono due turchi. Sono stati individuati, arrestati e portati in Procura. Sono stati interrogati dal pm Massimiliano Siddi. Da Roma hanno anche inviato i Nocs del carabinieri per aiutare la situazione.

Esemplare il comportamento dei Facchini. Esemplare anche la reazione dei viterbesi che seppure sconcertati e dispiaciuti hanno abbracciato più forte i portatori della Macchina. Dopo l’ok a poter spegnere le luci gli animi si sono distesi ed è esplosa la festa in tutta la sua bellezza.

“Avete fatto un’impresa” dice a mezzanotte in punto il capofacchino Luigi Aspromonte. “Avete fatto un’impresa: sofferenza e silenzio”.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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