
Marcello Meroi, veterano del trasporto della Macchina di Santa Rosa, continua a emozionarsi ancora oggi quando parla di questa festa viterbese. “Il Museo delle Macchine? Giusto trovare un giusto compromesso. La prossima Macchina di Santa Rosa? Mi auguro sappia trasmettere l’identità e i valori di Viterbo”, il pensiero del presidente della Provincia. Ecco l’intervista.
Che emozione porta con lei quando si avvicina la sera del tre settembre?
“Non ci si abitua mai. Il trasporto porta sempre delle novità, non solo di carattere tecnico. C’è, ogni volta che si è sotto la Macchina, un clima coinvolgente e unico. Devo dire che avere la fortuna di poter seguire il passaggio e tutto il percorso è completamente diverso dal vederla dall’esterno”.
A chi avete mandato l’invito per venirla a vedere in Provincia?
“Abbiamo fatto molti inviti. Responsabili istituzionali, persone di cultura, soggetti che possono in qualche modo anche portare all’esterno l’importanza di questo evento anche da un punto di vista tradizionale e religioso, culturale. Abbiamo inviato qualche invito a rappresentanti politici e a parlamentari ,anche europei”.
Al Pilastro hanno ricostruito Spirale di Fede, cosa ne pensa?
“Si tratta di una Macchina che ricordo particolarmente. Credo sia interessante questa soluzione di rifare le Minimacchine sui progetti delle vecchie, almeno di quelle che hanno lasciato nel cuore dei viterbesi un ricordo importante. E’ stata una bella iniziativa che mi auguro che altri possano anche seguire, nel proseguo di questa tradizione del trasporto delle Minimacchine”.
La famiglia Loddo ha colto la palla al balzo per sottolineare l’importanza di un Museo delle Macchina di Santa Rosa, che ne pensa?
“Queste sono cose interessanti, che si dicono da tempo. Ancora prima che diventassi sindaco. Il problema è che trovare un posto dove mettere le Macchine di Santa Rosa non è semplice e diciamo anche la verità: forse in uno spazio aperto, non illuminate, fuori dal contesto del periodo non so quanto possono funzionare da un punto di vista di appeal turistico-culturale. Non verrebbero forse neanche comprese. Pensare invece di farlo con le Minimacchine potrebbe essere una buona mediazione tra riportare la storia e trovare un’organizzazione perseguibile del tutto”.
Il suo ricordo più intenso legato al trasporto?
“Il primo da sindaco, l’emozione di affidare la Macchina al costruttore e vedere il sollevate e fermi. Una grande sensazione. Anche vedere la nascita della macchina di Andreoli, Cappabianca e Cesarini durante la mia amministrazione è un bel ricordo”.
Il prossimo anno occorrerà trovare l’erede di ‘FioredelCielo’, cosa si augura?
“Spero di non urtare la suscettibilità di nessuno. A me la Macchina piace quando richiama la tradizione e la cultura di Viterbo. Mi auguro che la scelta tenga in considerazione queste valenze”.


















