

IL CORNER DEL PROFESSORE – Qualcuno deve lavorare. In ogni organizzazione ci vuole qualcuno che lavori. Perché un progetto diventi realtà almeno una persona ci deve lavorare. Un’idea o addirittura una intuizione geniale ha bisogno di qualcuno che la trasformi in realtà. Spesso speriamo tutti che altri lavorino alla nostra idea o facciano qualcosa per noi ma poi ci lamentiamo che non cambia mai nulla.
In altre parole siamo tutti prontissimi a parlare-criticare ma non a fare. Questa cosa è vera soprattutto con i politici. Adorano lamentarsi dell’opposizione o di chi li abbia preceduti. Serve qualcuno che, evitando di cadere nelle brutte abitudini, senza alzare la voce, faccia prima di parlare, crei un rapporto di rispetto e collaborazione con gli uffici del potere e che sappia ascoltare i rompiscatole come me che vogliono fare tutto immediatamente.
Hanno qualche scusante? Chi prende uno stipendio pubblico deve sentire forte l’imperativo morale di fare e di rendere la nostra vita più facile. Però qualcosa si muove. Cosa c’è dietro qualcosa di fatto, un evento riuscito, un’idea trasformata in realtà? Il politico diventa importantissimo perché agisce come stimolatore per fare in modo che la parte migliore di ogni dipendente pubblico venga fuori in tutti i giorni di lavoro. Se tutti lavorassimo con lo stesso obiettivo sarebbe impossibile fermare una comunità che condivide i valori.
E a Viterbo? La amministrazioni Frontini sta facendo un sacco di cose. Sono perfettamente consapevole della sensazione negativa diffusa almeno in alcune sezioni trasversali della città ma oltre ai progetti PNRR e simili funziona anche altro. Il passato weekend, 18-19 luglio, la combinazione Ombre-Calici Diffusi-Concerto Live Aid ha portato montagne di persone in centro.
Decisamente l’evento Calici Diffusi è stato rivoluzionario, sia per la massiccia adesione da parte degli imprenditori che per la volontà di “fare rete”. Chi ha lavorato dietro le quinte? Provo a fare un identikit di chi sarebbe servito. Un politico con un’idea o pronto ad ascoltarne una. Una persona che sapesse navigare tra gli uffici e gli imprenditori. Qualcuno che non eviti i problemi ma li risolva. Qualcuno che capisca il significato della parola “pianificazione” ma, soprattutto, che abbia voglia di fare.
Nonostante io personalmente penso lo si faccia per passione istintiva e non certo per guadagno, se si parla di un addetto alla “res-publica” approfondire è cosa buona e giusta sia per sapere a chi ringraziare che per poterlo cercare di nuovo per la prossima idea. Nascosto da una giunta i cui nomi sono ormai familiari a tutti e dai fragili equilibri politici di una amministrazione che non ha più una larga maggioranza, agisce da mesi nell’ombra il mio caro amico Marco Nunzi.
Lo indico come il super delegato perché gestisce l’importantissimo sviluppo economico senza esserne assessore. Perché importantissimo: i veri problemi di Viterbo sono 2: demografico ed economico. Sulla contrazione delle nascite servirà prima o poi un leadership non politica illuminata ma per l’economia Marco sta lavorando da anni, prima con l’altro mio amico il professor Silvio Franco, adesso da solo.
Come per tutti i problemi complessi servono molte azioni che incidano su una parte del problema per poter sperare nella soluzione. A Viterbo servono consapevolezza, identità e pianificazione. Serve avere un calendario (12 mesi) di eventi annuali, serve allungare il fine settimana, servono servizi turistici ma soprattutto serve coesione e non continue liti o strilli sui social. Botteghe storiche, San Pellegrino in Fiore, Calici Diffusi sono alcuni degli eventi cui Marco Nunzi si è dedicato con enorme successo.
Non cerca la notorietà ma punta sempre al risultato. Del resto è stato imprenditore di successo e non pensa da politico che prima parla poi prova a fare. Oltre alle chiarissime capacità di gestione di organizzazioni complesse è amato da tutti: dipendenti comunali e imprenditori, vecchi e nuovi amici. Sono entrato con lui in uffici comunali e ho visto e memorizzato il sorriso con cui è sempre ricevuto.
Ritorno sul non essere assessore. Almeno loro prendono lo stipendio. Lui come tutti quelli che si dedicano alla gestione della città sacrifica famiglia tempo libero e pace mentale ma senza remunerazione. Dopo i ringraziamenti a un’altra imprenditrice votata alla valorizzazione del territorio, Eleonora Bonucci, oggi sono orgoglioso di ringraziare un imprenditore votato alla cosa pubblica. Grazie Marco.

















