Meglio l'opera di Magni o gli imbrattatori di via Marconi? Viterbo scelga il modello anti-degrado
Magni-Marconi
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Da un lato un muro spoglio, sporcato, imbrattato e rimesso a nuovo da un’opera d’arte Marte (Gaza) di Mauro Magni, dall'altro un muro per tre volte sistemato da Viterbo Civica e sempre ri-vandalizzato.

Ecco a cosa serve realizzare opere d’arte pubblica: tra via Pietra del Pesce vs via Marconi vince il primo modello. Da un lato il muro all’angolo tra via Pietra del Pesce e via Macel Maggiore (per intenderci con i pratici del quartiere San Pellegrino, di fronte al Due Righe Book Bar), dall’altro il sottopassaggio tra via Marconi e via Bianchi.

Da un lato un muro spoglio, sporcato, imbrattato e rimesso a nuovo da un’opera d’arte Marte (Gaza) di Mauro Magni grazie alla lungimiranza della Soprintendenza, al via libera del comune di Viterbo e dell’assessore Raffaella Saraconi, all’idea di Egidio17 e all’impegno del Festival Quartieri dell’Arte che l’ha fatta realizzare e inaugurare il 29 agosto scorso durante Corpus1462; dall’altro un muro per tre volte rimesso diligentemente e ostinatamente in ordine dai volontari di Viterbo Civica (l’ultima qualche giorno fa) e ogni volta tornato essere oggetto di vandali innamorati e di imbrattatori perditempo.

La storia di questi due “inutili” angoli della città, dimostrano quale sia la strada da intraprendere: valorizzare Viterbo e abbattere il degrado, come hanno fatto in tanti nel mondo, passa anche attraverso questi tipi di opere. Il Comune potrebbe concedere quegli spazi ad artisti, con l’aiuto di curatori d’arte stimati che lavorano già a Viterbo. Da Marco Trulli ad Antonio Arévalo, dal Festival Quartieri dell’Arte ad Alberto Miralli e chi più ne ha più ne metta. Le competenze ci sono, gli spazi anche. Della necessità non ne parliamo.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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