Mecarini: “Un sollevate e fermi alla fine del Trasporto dedicato ai terremotati”
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"Un modo per dirgli di cercare di sollevarsi dal dramma che li ha colpiti. Lo dedicheremo a loro”. Ma non solo. L’iniziativa, che si aggiunge ad altre novità, come quella dell’allungamento del percorso fino al Sacrario, serve anche per ricordare uno dei momenti più difficili dei Trasporti in epoca contemporanea: la sbandata dal 1986.

Un sollevate e fermi per dare sostegno ai sopravvissuti del Terremoto di Marche e Lazio. “Un modo – spiega Massimo Mecarini – per dirgli di cercare di sollevarsi dal dramma che li ha colpiti. Lo dedicheremo a loro”. Ma non solo. L’iniziativa, che si aggiunge ad altre novità, come quella dell’allungamento del percorso fino al Sacrario, serve anche per ricordare uno dei momenti più difficili dei Trasporti in epoca contemporanea: la sbandata dal 1986, quando si rischiò grosso. “Poteva essere la fine della Macchina di Santa Rosa – ci ha confidato Massimo Mecarini – ma fu un nuovo inizio”.

 

Ne avrete la forza dopo tutta quella fatica?

“Prenderemo fiato e procederemo. I ragazzi sono eccezionali hanno accettato la proposta con grande entusiasmo. Un ‘sollevate e fermi’ dedicato ai sopravvissuti del sisma, è un messaggio. Un esortazione a sollevarsi dal dramma. Lo dedichiamo a loro. Ricorderemo così anche la sbandata di trent’anni fa. Poteva essere la fine della Macchina, invece è stato un nuovo inizio tra cui affidamento del Trasporto al Sodalizio”.

 

A proposito di storia, sappiamo che il suo primo Trasporto fu con il brivido. Ce lo spiega?

“Al primo anno che provai fui subito preso, ma sapevo di dover partire per il militare. Avevo una grande ansia perché sapevo che stava per arrivare la cartolina. La raccomandata arrivò nel fine settimana e dovetti aspettare fino al lunedì per andarla a ritirare. Passai un weekend d’inferno. Per fortuna la cartolina era per l’11 settembre e così riuscì davvero a fare il mio primo Trasporto”.

 

Da presidente del Sodalizio come si vivono questi momenti?

“Il presidente ha diecimila pensieri e impegni quindi dico sempre che era meglio fare il Facchino (ride, ndr). Ma è solo una battuta, è un grande onore per me farlo”.

 

Come fu la sua prima vestizione?

“È un ricordo bellissimo, quasi un sogno. Ricordo che dopo essermi vestito, sono sceso sulla strada per andare al raduno a piedi e piano piano ho iniziato a incontrare i Facchini più anziani sulla strada. Mi hanno accolto con grande gioia, e con uno spirito bellissimo. Una grande avventura”.

 

Un messaggio ai viterbesi?

“Quest’anno faremo una cosa importante per Santa Rosa e per la Città. Stateci vicini, siamo tutti Facchini quel giorno. Chi assiste con il proprio calore e la propria partecipazione ci fornisce un carburante fondamentale”.

 

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