Mecarini: “Nello, tienici una mano sulla testa e quando serve facci arrivare la tua voce”
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Una specie di lettere da figlio a padre, uno dei momenti più toccanti dell'ultimo saluto a Nello Celestini è stato segnato dal discorso del presidente del Sodalizio Massimo Mecarini.

“Tienici una mano sulla testa e quando serve facci arrivare la tua voce”, così il presidente del Sodalizio Massimo Mecarini ha voluto salutare Nello Celestini. “Il presidentissimo”, come amava chiamarlo lui e come avevano imparato a chiamarlo i suoi. “Sei stato un padre giusto – ha continuato -, capace di fare le indiavolate quando sono servite ma anche di premiare il merito e gratificarlo. Nella storia della città vivrà sempre la tua figura”. Durante il funerale di oggi nella chiesa di Santa Rosa uno dei momenti più toccanti è stato sicuramente il discorso di Mecarini. Un intervento conciso ma efficace, una sorta di lettera d’amore vero.

Mecarini ha rotto il silenzio di una chiesa gremita così: “Anche il cielo piange. Perdiamo un pezzo della storia della Macchina di Santa Rosa”. Immancabilmente le parole sono finite sul Sodalizio, creatura importante nel tessuto sociale viterbese, di cui Nello è stato padre. Una creatura messa al mondo negli anni Ottanta, su spinta dell’allora sindaco Rosato Rosati e grazie al lavoro di Rosario Scipio e altri facchini del consorzio.

Il ricordo è poi volato al 3 settembre 1986. La Macchina oscilla davanti alla chiesa, al culmine della salita di Santa Rosa. Pesa troppo e lo sforzo dei facchini è stato enorme. A guidarli il costruttore Socrate Sensi. Nello è lì, vedo il pericolo e non esita. Con una “zampata” da leone agguanta il microfono e le sue parole sono: “Non è successo niente”. Uomo che sapeva rincuorare nei momenti difficili, uomo positivo; questo è stato Nello Celestini.

Mecarini era sotto quella Macchina e quell’attimo, come tanti altri, se lo ricorda bene: “Grazie a Nello siamo stati in grado di riportarla nella sua posizione e sistemarla davanti alla chiesa”. Poi la richiesta di intitolare una via o una piazza importante a Nello e uno scroscio d’applausi. Infine Mecarini ha detto grazie a Celestini, per quello che ha significato nella sua vita.

“Caro presidentissimo – ha concluso Mecarini – è stato un onore esserti stato tra le braccia da piccolo, sei stato un padre per me e per i molti che hai fatto facchini. E’ stato un grande onore essere fatto facchino da te, essere guidato sotto la macchina da te, ed è stato un onore immeritato tutte le volte che mi hai parlato chiamandomi presidente. Io, che non sono degno di allacciarti le scarpe”.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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