Mecarini: "Leoni di Viterbo, questa è la vostra giornata"
Facchini
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La commovente lettera del presidente Massimo Mecarini ai suoi uomini: "Sulle vostre spalle non grava soltanto la Macchina, ma anche l’amore e la fede in Santa Rosa, che custodite nel cuore e che vi rende forti più del ferro.

VITERBO – In queste ore che precedono il momento più atteso: “la mossa” di San Sisto; il presidente del Sodalizio Massimo Mecarini ha scritto una lettera per i suoi uomini. Una lettera che evidenzia i caratteri principali di questa giornata e dà la strada da seguire, dentro qualsiasi notte, a ogni Facchino e volendo essere tutti d’un sentimento a ogni viterbese.

La riportiamo integralmente.

Cari Facchini, Leoni di Viterbo, Figli prediletti di Rosa e della nostra città, questa è la vostra giornata. Il momento in cui la fede diventa forza, il sudore si fa preghiera e ogni passo diventa promessa mantenuta a Santa Rosa.

In voi si riflette la storia di Viterbo, la voce dei padri che vi hanno preceduto e lo sguardo dei figli che vi guardano con speranza. Non siete soli: accanto a voi cammina la città intera, che affida alle vostre braccia e al vostro cuore il suo simbolo più alto. Stasera, mentre Dies Natalis si innalzerà luminosa nel buio della notte, sarete un solo passo, un solo battito, un solo respiro, un solo uomo. In quell’istante tutti i cuori diventeranno uno soltanto, e Viterbo riconoscerà nei vostri corpi la sua stessa anima.

Ma voi, Facchini, siete anche molto di più: siete portatori di fede, di speranza e di pace, in un tempo in cui il mondo è ancora ferito da guerre e divisioni. Sulle vostre spalle non grava soltanto la Macchina, ma anche l’amore e la fede in Santa Rosa, che custodite nel cuore e che vi rende forti più del ferro.

E in quel peso luminoso c’è anche l’insegnamento della nostra Patrona: il sacrificio e la voglia di donarsi agli altri, senza riserve e senza paura. È questo lo spirito che vi guida, ed è questo il dono che consegnate al mondo. Ed è qui che risuona forte l’insegnamento di Papa Leone che invita i popoli a costruire una “pace disarmata e disarmante”: una pace che non nasce dall’imposizione delle armi, ma dalla forza mite della giustizia, del dialogo e della carità. Voi, con la vostra fatica silenziosa e con il vostro coraggio, diventate oggi immagine viva di quella pace che il mondo attende e di cui ha sete.

Il Trasporto della Macchina di Santa Rosa, che l’UNESCO ha riconosciuto come patrimonio immateriale dell’umanità, non appartiene soltanto a Viterbo, ma al mondo intero. È un’eredità che supera confini e secoli, un dono che questa città offre come testimonianza di fede, sacrificio e amore.

E quest’anno, nell’Anno Santo del Giubileo, il vostro passo assume un significato ancora più alto: ogni vostra fatica diventa pellegrinaggio, ogni vostro sforzo diventa cammino di redenzione e speranza. Siete parte di un pellegrinaggio che unisce Viterbo a Roma, la città di Pietro, e tutti i fedeli che guardano a voi come segno vivo di fede e di devozione.

E infine, quando giungerete sul sagrato del Santuario, l’ultima fatica si scioglierà in gloria. La gioia esploderà in un abbraccio collettivo, gli sguardi dei vostri cari, che da ore vi attendono col cuore in gola, incontreranno i vostri, e tutto sarà luce, emozione e gratitudine.
Sarete ancora una volta esempio di forza, di sacrificio e di amore, custodi di un rito che non appartiene solo a Viterbo, ma all’eternità della fede e della tradizione, perché il vostro sudore la vostra fatica e il vostro sacrificio non dividono ma uniscono, la vostra forza non opprime, solleva, la vostra fatica non distrugge, ma costruisce fraternità.

Con orgoglio e con fede, nel segno di Rosa, per Viterbo, fiero di essere il vostro presidente, sempre ora e più che mai tutti de ’n sentimento, portiamo Rosina a Casa. Evviva Santa Rosa.

Massimo Mecarini

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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