
Giorni frenetici per il Sodalizio dei FacchiniMassimo Mecarini
“FioredelCielo passerà alla storia come la Macchina del titolo Unesco”, così Massimo Mecarini. Sono giorni di grande attività ed emozioni per i facchini di Santa Rosa, riportiamo l’intervista del presidente del Sodalizio, che ci racconta alcune novità e i sentimenti con cui si stanno preparando al trasporto 2014. Con lui il punto anche sulla nuova scelta della Macchina: “Auspico un reingresso del Sodalizio nella commissione incaricata nella scelta”.
Come sono queste giornate che precedono la sera del tre?
“Sono giornate intensissime queste, dense di appuntamenti che si susseguono incessantemente uno dietro l’altro. Cerchiamo di spartirci i compiti e questo è importante – il presidente fa una cosa, il capofacchino ne fa un’altra, i consiglieri cercano di gestire altre situazioni – e così riusciamo a barcamenarci su tutto”.
E’ l’ultimo trasporto per ‘FioredelCielo’, è importante celebrare il titolo Unesco e così è nata l’idea di via Marconi. Come l’avete deciso?
“Avevamo promesso di fare qualcosa di speciale, dopo il mancato trasporto straordinario che era stato pensato proprio per festeggiare il riconoscimento Unesco. Una sera ci trovavamo a cena con Antonio Febbraro, facchino dal 1949 e ancora nostro addetto assiduo. Una persona da cui prendere esempio: un concentrato di umiltà, passione e dedizione. Festeggiavamo i suoi sessantacinque anni di trasporto. Abbiamo fatto una cena in suo onore ed eravamo lì seduti con lui. A un certo punto ha iniziato a raccontarci di questo trasporto del 1952, il primo su via Marconi. Era la prima Macchina nuova dopo la guerra, ‘Rose fiorite’ di Salcini. Ci tengo a precisare che era alta 27 metri e pesante 52 quintali, ed era portata da 77 uomini. All’epoca, fino a Volo d’Angeli, c’erano 5 file di ciuffi, meno di oggi e ce la fecero tranquillamente”.
Dal punto di vista tecnico cosa accadrà, come affronterete questo nuovo tratto?
“Dal passato abbiamo recuperato un meccanismo ingegnoso. Il tratto che va da piazza della Repubblica a piazza Verdi è leggermente in salita, quindi adopereremo due accorgimenti. Uno di questi è ancora in forse. Quello certo è che andremo a creare due o quattro cordate umane davanti alla base della Macchina, ispirandoci a una foto che mi è stata donata dal grande amico Pantaleo Spagna. Una foto degli anni 50, dove si vede che per la salita invece delle famose corde c’erano due file di corde umane persone. Non erano neanche facchini. L’altro accorgimento riguarda una decisione che dobbiamo ancora prendere. Decideremo se girare o meno la formazione per trovarci pronti ad affrontare il ritorno a piazza del Teatro”.
Di quanto si allunga il percorso quest’anno?
“Circa 400-450 metri in più. Non è poco. Bisogna però dire che via Marconi è abbastanza larga, è abbastanza agevole e non presenta asperità nel terreno”.
Che succede a un facchino quando sa che è ultimo trasporto di un modello?
“Sì, ognuno tende a collezionare un numero imprecisato di modelli di Macchina per arricchire il palmarès. Vale anche per me, anche se non la porto più. C’è molta aspettativa poi per la nuova Macchina. Anche se per un facchino la cosa che conta è quello che c’è in cima alla Macchina”.
Il prossimo settembre ci sarà una nuova Macchina. Per il Sodalizio esiste un modello ideale?
“Tutte le Macchine sono importanti, perché per un facchino la cosa importante della Macchina è Santa Rosa. Auspico però un nostro reingresso, come Sodalizio, nella prossima commissione che sceglierà tra le diverse proposte che saranno presentate”.
Con che spirito portate quest’anno FioredelCielo?
E’ la Macchina del riconoscimento Unesco, anche se l’Unesco ha riconosciuto il trasporto in senso lato. Così come Spirale di Fede è la Macchina del Papa. C’è il sentimento del congedo, è una specie di addio”.


















