
“Padel, Rolex e Ferrari: la maxi truffa da 65 milioni con i soldi per le pensioni”, titola così La Repubblica sulla maxi inchiesta sulla presunta truffa da 65 milioni di euro su cui ha indagato la Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma.
Sono dieci i viterbesi indagati e chiamati a difendersi dalle accuse. Oltre al nome del noto consulente del lavoro viterbese Claudio Orlandini, già uscito sui giornali nazionali nella giornata di ieri, e che avrebbe avuto secondo gli inquirenti un ruolo apicale, spunta anche quello del sindacalista Cisal Giorgio Petroselli e di altri otto residenti sul territorio della Tuscia.
“Ferrari, Rolex e bar acquistati con i contributi pensionistici mai versati dei lavoratori. I soldi riciclati grazie alla mafia cinese usati per comprare cocaina dal sudamerica”. Questa la sintesi che fa Repubblica dell’oggetto dell’intera inchiesta, che però ha essenzialmente due filoni: quello della frode più viterbese e quello del riciclaggio più romano, tramite agganci con la malavita cinese e sembrerebbe con le ‘ndrine calabresi di Gioia Tauro.
I fatti riguardano l’arco di tempo tra il 2019 e il 2023. “Il meccanismo ideato da Orlandini, scoperto dalla finanza di Viterbo, era semplice e collaudato – scrive ancora Repubblica -. […] Il consulente contattava le imprese proponendo di assumere a costi inferiori i propri lavoratori attraverso società esterne, spesso intestate a prestanome. Dietro una rete di aziende attive nei settori della ristorazione, della logistica, del facchinaggio e dei servizi alle imprese, si celava una colossale somministrazione illecita di manodopera: i lavoratori, formalmente in regola, ricevevano stipendi normali, ma i contributi non venivano mai versati. Secondo gli investigatori della Direzione Distrettuale Antimafia, una parte dei fondi veniva poi riciclata attraverso un’altra organizzazione criminale guidata da un cinese dell’Esquilino, Cheng Zhidong, detto Cesare […].
L’inchiesta ipotizza nel complesso reati che vanno dall’associazione a delinquere al riciclaggio, dall’autoriciclaggio alla frode fiscale, fino al trasferimento fraudolento di valori, dichiarazioni infedeli e occultamento di documenti contabili.
Ottenuto il sequestro di beni per 93 milioni di euro a 244 soggetti, tra persone fisiche e imprese. Per tutti gli indagati vale ovviamente il principio della presunzione d’innocenza fino alla decisione dei giudici.


















