
di Francesco Mattioli
Caro Direttore,
nel suo ultimo editoriale lei ha brillantemente descritto – citando il titolo del pionieristico libro sui media scritto da Umberto Eco negli anni ’60 – la situazione politica di Viterbo. Una situazione, quella viterbese, che poi a ben vedere è un po’ quella del Paese, anche se la nostra Città arranca sempre nelle retrovie: politiche, culturali, economiche, turistiche, sportive, ecc.
Ci sono orientamenti di destra, di centro, di sinistra, della quarta dimensione; populisti, conservatori, progressisti, innovatori, efficientisti e sognatori: ma troppo spesso abituati – e influenzati – da chi fa della politica una professione piuttosto che una vocazione, così da praticare un mero opportunismo, che si tratti di potere personale o di occhiuto investimento professionale. Dietro a ciascuno di questi gruppi si agitano i media; che non sono mai neutrali, perché – vista la funzione che ricoprono – sarebbe una contraddizione in termini. Certo, ci sono i media che tentano una equidistanza operosa e quelli che sposano una crociata, ma la loro funzione di “costruttori di senso” implica che si debba comunque scegliere “da che parte stare”. D’altronde è noto fin dall’Inferno di Dante, e poi dal più recente sessantotto, che evitare una scelta diventa comunque una scelta.
Lei osserva che almeno due terzi dei viterbesi in realtà non scelgono, semmai osservano, talvolta sperano. A ben vedere è quasi la percentuale di coloro che alle ultime elezioni amministrative non si è recato alle urne. Sì che qualsiasi governo della Città e qualsiasi fronte d’opposizione deve interrogarsi fin dove è effettivamente legittimato sul piano politico, al di là della mera omologazione legale da parte delle procedure elettive.
Così sorge la domanda: la popolazione viterbese che non sceglie, che non ha scelto, che diritti sostantivi ha, di preoccuparsi e di lamentarsi? Purtroppo ha piuttosto le sembianze antiche di ogni popolo diviso, pronto a lagnarsi sotto le finestre dei potenti e facilmente silenziato dal tozzo di pane gettatogli dall’alto. Che cosa cambia, quando si scelgono le pagine dei giornali per lamentarsi di una buca, di un’erba alta, di una sicurezza precaria? Una prassi che è sempre la stessa, chiunque governi, magari particolarmente incoraggiata da un giornale schierato con l’opposizione.
Eppure, ci sarebbe un altro modo, più sano, di partecipare: quello di portare certe giuste istanze direttamente sul tavolo del Sindaco. Ma succederebbe veramente che il lunedì mattina il Sindaco esaminasse le lamentele raccolte durante la settimana e decidesse di intervenire alla bisogna, magari rispondendo gentilmente, spiegando i problemi e rassicurando ciascun cittadino che gli ha scritto? Saltuario che avvenga in un paesino di mille abitanti, raro in una città di centomila, impossibile in una metropoli. Meglio per il cittadino esibirsi in un articolo di giornale, dove troverà accoglienza privilegiata e attenzione corale: alzare la voce sui media è molto più gratificante che starsene in un box a mettere crocette anonime su una scheda elettorale o scrivere mail al Sindaco o all’assessore con il dubbio – spesso fondato – che mai le leggerà. Sui media locali tra poco apriranno apposite rubriche su buche, erba e parcheggi; perfino sul Corriere della Sera è apparsa la foto di un mal parcheggio abusivo a Viterbo…
Il fatto è che almeno a Viterbo non c’è mai stata una struttura intermedia che funzioni come un vero ufficio segnalazioni, in grado di raccoglierle e di girarle a chi di dovere per una rapida soluzione. Se c’è, il cittadino non la usa per il timore che il suo lamento si perda nei meandri della burocrazia; molto meglio una foto, il proprio nome, un articoletto sul giornale; in effetti smuove di più anche l’Amministrazione, che non ci sta ad essere messa pubblicamente alla berlina. Uno strumento utile poteva essere la sorveglianza di vicinato, se fosse stata intesa come sorveglianza di ogni forma di pericolo, di difficoltà e di malfunzionamento del governo della città. Ma, tradendo la sua funzione originaria, è stata ridotta ad una mera questione di polizia.
Ci sono governi della Città che hanno fatto molto e altri che hanno fatto poco; ma avevano un solo nemico schierato, l’opposizione. Come ogni governo civico, l’Amministrazione Frontini ha due opposizioni, trovando inevitabilmente il modo di compattare bianchi, rossi e neri che, esclusi comunque dal potere, finiscono per ritrovarsi magicamente tutti dalla stessa parte.
Un governo civico composto da persone che raramente hanno avuto l’opportunità di governare, oltre tutto, ha due handicap. Il primo, ovviamente, quello di essere composto da “homines novi” (citazione latina colta, o termine tecnico, che ovviamente non tiene conto oggi delle differenze di genere) i quali hanno bisogno di capire, di “farsi le ossa”, rischiando talvolta di sbagliare forma e/ o sostanza. Il secondo è quello di voler battere vie e cercare soluzioni “nuove” che disorientano non solo i passatisti in servizio permanente effettivo, ma tutti coloro che si sono abituati ad una certa routine politico-amministrativa e ai tradizionali santi in paradiso a cui erano soliti votarsi. Eppure, sono tanti i viterbesi che vorrebbero veder cambiati certi scenari, magari per vivere meglio, lavorare di più, sentirsi all’altezza di un mondo che innova e cambia davvero. Ma se molti sanno che “si deve” cambiare, pochi sanno “come” si deve cambiare. E allora, ad esempio, la rivoluzione in una strada già disorienta, stranisce, allarma; figurarsi un disegno urbanistico più vasto.
I lavori che l’Amministrazione Frontini sta facendo sulle modalità di accesso e utilizzo del centro storico e sulle piste ciclabili potrebbero portare l’anno prossimo Viterbo a guadagnare una ventina di posti nelle classifiche di Legambiente sull’Ecosistema urbano. Perché il sondaggio di Legambiente dà particolare valore a certi indicatori come la mobilità alternativa e le ztl. Visto che sembra così importante dipendere da un sondaggio, almeno a sentire taluni gruppi politici cittadini, ci sarà da divertirsi a leggere i commenti futuri sulla questione.
Tuttavia è da vedere se per la vita quotidiana della maggior parte dei cittadini questa scalata di graduatoria farà cambiare in meglio le loro routines, o se creerà loro solo qualche impaccio in più. Magari non sarà più questione di buche e erba alta, ma di parcheggi e di ulteriori lamenti per la crisi del centro storico, giudicato sempre più escluso dagli spostamenti della gente; insomma i modi per tenere alto il ritmo dell’ agone politico a buon mercato ci sarà sempre.
Caro Direttore, lei ha ragione quando dice che siamo tutti in attesa di vedere dove va questa Amministrazione. Poi ci sarà chi valuterà panem et circenses, chi le prospettive future, chi il proprio vantaggio e il proprio svantaggio a livello personale. Le innovazioni, si sa, sono comunque un rischio: sono necessarie e inevitabili, ma alcune in realtà sembrano inutili, altre sono lette come un regresso, molte come una rottura di scatole, cioè come una rottura delle routines e della abitudini in cui la gente si è accomodata.
Le pongo ancora un paio di quesiti: il gigante che emerge della terra a Valle Faul chi lo ha apprezzato, al di là dei gesti demenziali di qualche scemo con le proprie cartacce e la bomboletta in mano? Eppure è un’opera d’arte che al suo posto sta benissimo… Le piste ciclabili già ora – che sono solo in fieri – quanto saranno apprezzate, usate e rispettate? A molti danno fastidio o le considerano soldi buttati: eppure trasformano l’uso della città e concorrono a proteggere l’ambiente e la salute dei cittadini.
Come si dice, il bello e l’utile non sono compresi da tutti, specie da quelli che non li praticano, ma per fortuna sono a disposizione di tutti. Specie se si riesce a crescere. Sul serio.


















