Matteo La Bella dalla Scozia: "Qui non serve l'autocertificazione, l'individuo è culturalmente predisposto a riconoscere la propria responsabilità"
matteo
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GLASGOW - Matteo La Bella, viterbese trentenne e da tempo in Scozia per lavoro. Lo abbiamo contattato per farci raccontare come è questa emergenza Covid-19 vista da lì e che immagine dell'Italia sta arrivando nel resto del mondo. 

GLASGOW – Matteo La Bella, viterbese trentenne e da tempo in Scozia per lavoro. Lo abbiamo contattato per farci raccontare come è questa emergenza Covid-19 vista da lì e che immagine dell’Italia sta arrivando nel resto del mondo. 

Da italiano che vive all’estero come hai vissuto la notizia dell’emergenza Coronavirus in Italia?

“C’è stato un crescendo di allarmismo, con notizie contrastanti. Quello che balzava agli occhi era il crescendo del numero di contagi e la paura di una epidemia che avrebbe portato molti morti”.

I media locali come hanno trattato la notizia dell’epidemia nel nostro Paese?

“Dopo circa 10 giorni dall’esplosione del contagio ci sono stati i primi importanti servizi televisivi e radiofonici che hanno spinto i britannici a cancellare le vacanze in Italia”.

I media locali, più in generale, come hanno trattato l’emergenza Coronavirus? Secondo il tuo parere gli hanno dato la giusta importanza oppure l’hanno sottovalutata?

“Assolutamente no, l’emergenza è stata trattata in maniera blanda con poche e ridicole avvertenze sui contatti umani. Ricordo uno dei suggerimenti era quello di non riunirsi in gruppi di più di 5 persone, come se il virus contagiasse solo da 6 persone in su alla volta”.

In questo contesto ci sono stati dei comportamenti nei confronti degli italiani che ti hanno fatto arrabbiare o, viceversa, che ti hanno fatto sentire orgoglioso?

“Come sempre su Facebook trovi gente di ogni tipo, che commenta in modo sconsiderato. Da chi è apparso estremamente terrorizzato da un lato a chi menefreghista dall’altro. Ho trovato comunque i gruppi di “Italiani a Glasgow” e “Italiani ad Edimburgo”, così come il Consolato generale di Edimburgo, come sempre, nel complesso utili nel condividere le notizie più serie e nell’aiutare, chi per esempio, aveva deciso o doveva rientrare in Italia. Molti studenti in Erasmus, con le numerose cancellazioni di voli (soprattutto compagnie Low Cost) si sono trovati in difficoltà”.

Qual è la situazione nel Paese in cui sei ora?

“In Scozia la situazione è sotto controllo, non è mai esplosa come nel nord Italia. D’altro canto vivo in una nazione con 6 milioni di abitanti che, togliendo Glasgow ed Edimburgo, sono “dispersi” qua e là. Londra e l’Inghilterra in generale sono messe molto peggio, non si conoscono i numeri reali dei contagiati perché non si fanno i tamponi. L’Italia in questo è stata molto più efficiente e seria. Anche l’NHS (la Sanità pubblica Britannica), rispetto a quella italiana, non ha nessuna capacità di fronteggiare l’emergenza”.

Le normative e i controlli per il contenimento del virus sono severi oppure blandi? Quali misure sono state adottate? L’autocertificazione è una trovata tutta italiana oppure viene utilizzata anche da voi?

“L’autocertificazione è tutta una trovata italiana, come la burocrazia. Qui come sempre, se viene detta una cosa, emanata una legge, messa una restrizione come in questo caso di emergenza globale, la si rispetta, punto. La cultura è differente e qui mi permetto di fare una riflessione più lunga.

Noi veniamo da una storia cristiana cattolica molto forte, nessun altro Paese ha avuto uno stato pontificio al suo interno, in cui il potere della chiesa ha condizionato e dominato la cultura e la vita del popolo. Ricordo che il Papa con il suo potere temporale ha avvalorato o talvolta screditato Re e Imperatori nel passato e che tutt’oggi in modo non troppo velato continua a influenzare la politica nazionale. Abbiamo vissuto e viviamo nella dottrina cristiana-cattolica delle indulgenze plenarie, con la concezione che il perdono arriva a salvarci da ogni malefatta, per questo in Italia possiamo fare di tutto senza mai arrivare a una condanna definitiva. Comunque alla fine si può sempre giustificare un fatto e il perdono si può comprare. D’altronde chi disponeva del potere del perdono ieri lo vendeva, oggi lo scambia con ricatti celati in favori.

Nei paesi nordici di cultura di derivazione cattolica comunque protestante e calvinista, il singolo è stato sempre messo al centro delle proprie responsabilità civiche e morali, al doveroso rispetto delle regole senza una mamma, un Dio o uno Stato al quale appellarsi, al quale dare la colpa o nel quale rifugiarsi. Oggi ci troviamo in un momento storico in cui l’importanza del singolo è messa in risalto ancora di più; ognuno di noi è chiamato alle proprie responsabilità di cittadino, uomo, singolo membro di una comunità; dove la somma dei singoli farà la differenza, come l’ha sempre fatta. Questa potrebbe essere un’altra chiave di lettura di questa emergenza, fonte, magari, del cambiamento di una società nella quale non serva una autocertificazione per controllare se è vero o no che si stia rispettando qualche decreto”.

Qual è la prima cosa che farai non appena questa emergenza sarà terminata?

“Andrò al mare e se possibile prenoterò una vacanza in Italia”

Un messaggio ed un saluto per i lettori de La Fune.

“Continuate a essere orgogliosi di esser italiani, un saluto a tutti”.

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