Marzo 1585, i primi giapponesi della storia nella Tuscia. Dalla venerazione del corpo di Santa Rosa alla caccia nel parco di Villa Lante
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STORIE - Sbarcati a Livorno il 1 marzo passarono per diversi paesi della Tuscia. Si fermarono a Bolsena, Montefiascone, Viterbo, Bagnaia e Caprarola. Esistono anche delle cronache dettagliate delle loro giornate e dei monumenti visti.

STORIE – Furono accolti con grande curiosità della popolazione e ospitati con massimi onori dalle famiglie nobiliari dell’epoca. Correva l’anno 1585 quando arrivarono nel Viterbese i primi giapponesi della storia. Si trattava di una delegazione di convertiti al cristianesimo, diretti a Roma per incontrare il papa.

Sbarcati a Livorno il 1 marzo passarono per diversi paesi della Tuscia. Si fermarono a Bolsena, Montefiascone, Viterbo, Bagnaia e Caprarola. Esistono anche delle cronache dettagliate delle loro giornate e dei monumenti visti.

Sul colle falisco furono invitati a pranzo dalla comunità. Visitarono il duomo e le cappelle dei santi Margherita e Flaviano. A Viterbo si recarono in visita al monastero di Santa Rosa, per venerare il corpo della patrona viterbese. Andarono anche al duomo di San Lorenzo e venerarono le reliquie che custodiva. Ma il soggiorno viterbese li vide protagonisti di una straordinaria giornata a Villa Lante, ospiti di quel cardinale Gambara che fece realizzare la prima palazzina di caccia. Esiste una descrizione di questa esperienza, che racconta della battuta nel parco e dello stupore per uno strumento che non conoscevano: il clavicembalo.

Il 21 marzo la delegazione giapponese partì da Viterbo, giungendo a Caprarola. Da qui fece rotta su Roma. Quando ritornarono nella terra del Sol Levante erano passati 8 anni e 5 mesi.

P.s. Questo articolo prende le mosse dalla lettura del libro di Mary Jane Cryan / Etruria Storie e Segreti / Edizioni Archeoares. Un testo unico che contiene tantissime curiosità sul Viterbese.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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