Marta, ieri la Festa della Madonna del Monte e le celebri “Passate”
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MARTA - Ieri mattina in onore della Madonna Ss.ma del Monte la tradizionale sfilata che ricorda l’antica vita contadina con caselenghi, bifolchi, villani e pescatori.

MARTA – Le ricchezze della terra e del lago  per omaggiare la Madonna del Monte. Pane, pesce, grano e animali per celebrare la Vergine Maria e rappresentare uno spaccato della tradizionale della vita contadina.

L’evento – che ogni anno richiama un numero sempre maggiore di turisti – è conosciuto anche come Festa delle passate o Barabbata, anche se quest’ultimo nome non è molto amato dai martani.

I festeggiamenti sono iniziati all’alba con il rullo del tamburino, gli spari e il suono delle campane che hanno svegliato la cittadina della Tuscia. Poi la messa dedicata ai “passanti” officiata da Lino Fumagalli, Vescovo di Viterbo.

Alle  8,30 quando i carri si sono radunati davanti al lago e in tantissimi hanno immortalato e ammirato gli intrecci e le composizioni delle “fontane” e fatto foto ai “passanti” con indosso gli abiti tipici della festa.

Qualche istante dopo, accompagnati dal corpo bandistico di Marta e dalle majorettes, i caselenghi, i bifolchi, i villani e i pescatori hanno percorso le vie della città con cavalli, asinelli, conigli.

I carri, la cui costruzione può iniziare anche diversi mesi prima dell’evento, sono costruiti interamente a mano e raffigurano immagini sacre e vita contadina.

 Un forte grido accompagna la tipica sfilata di carri, detti anche “fontane”: “Evviva Maria. Sia lodato il santissimo sacramento. Evviva la madonna santissima del Monte. Evviva Gesù e Maria”.

 Infine tutti i partecipanti, come da tradizione, hanno concluso la sfilata recandosi al Santuario della Madonna Ss.ma del Monte.

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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