Mario "il solengo" visse 60 anni nei pressi di una grotta a Vejano: un documentario lo racconta
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Ecco la storia di Mario de' Marcella, “il Solengo”: visse 60 anni in una grotta di Tufo. È stato girato nella Tuscia uno dei documentari più interessanti del panorama italiano odierno. Firmato da due giovani registi italiani, Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis, Il Solengo è stato girato nella zona di Vejano, vicino alla piccola località di Pratolongo.

Ecco la storia di Mario de’ Marcella, “il Solengo”: visse 60 anni vicino a una grotta di Tufo. È stato girato nella Tuscia uno dei documentari più interessanti del panorama italiano odierno. Firmato da due giovani registi italiani, Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis, Il Solengo è stato girato nella zona di Vejano, vicino alla piccola località di Pratolongo.

Un gruppo di anziani del luogo ha rievocato la vita di Mario de’ Marcella (la mamma), un uomo vissuto per più di sessant’anni nel ritiro di una grotta di tufo. Non si sa bene cosa avesse portato questo personaggio, dai modi bruschi ed eccentrici, a condurre un’esistenza così solitaria. Così solitaria che gli anziani del posto iniziarono a chiamarlo “Il Solengo”: “Mario era così – racconta uno dei cacciatori – era un solengo. Non voleva né parlare con nessuno né sape’ degli altri. Voleva la vita sua e basta”.

Viveva nei pressi di una grotta, in una capanna. Non parlava mai con nessuno. Il documentario si domanda se è possibile vivere al di fuori della comunità umana. È questo l’interrogativo che sollevano i due giovani registi italo-americani.

Il documentario ha vinto molti premi tra cui quello come miglior film al festival internazionale del documentario di Lisbona 2015, di miglior documentario al Torino Film Festival 2015 e al recente Bellaria Film Festival.

IL SOLENGO OFFICIAL TRAILER from RING FILM on Vimeo.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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