Maria Stuarda - Un quarantore per l'Afghanistan
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CELLENO - Con questo evento, Quartieri dell'Arte - dal cuore della Tuscia - dà il suo contributo alla campagna di raccolta fondi lanciata dall'Università di Padova e dalla Sapienza di Roma per il ritorno delle studentesse e degli studenti afgani iscritti in Italia.

CELLENO – Nell’arco dei 7 giorni previsti, dal 24 al 30 settembre (ore 19, piazza Enrico Castellani) l’animazione della Macchina – rivisitazione moderna di un dispositivo barocco – coprirà una durata effettiva di 40 ore. Per evocare, attorno alla figura simbolica di Maria Stuarda, i molti scontri e conflitti a sfondo religioso che hanno attraversato la storia, dall’Inghilterra elisabettiana all’Afghanistan dei giorni nostri. Veglieranno la macchina cittadini comuni e artisti, mentre scorrono contributi musicali, frammenti teatrali e interventi critici.

La macchina delle quarantore è ispirata alla macchina barocca per l’adorazione dell’eucarestia che ha avuto il suo sviluppo in piena epoca della Controriforma. Anche le congregazioni e le accademie di pittori, scultori e architetti organizzavano le loro macchine, alimentate da lucerne a olio e candele, e lasciavano giovani artisti, desiderosi di inserirsi nell’ambiente accademico, a vegliarne il decoro, in modo che i lumi non si spegnessero (anche Caravaggio effettuò dei turni di veglia a una macchina delle quarantore).

Con questo evento, Quartieri dell’Arte – dal cuore della Tuscia – dà il suo contributo alla campagna di raccolta fondi lanciata dall’Università di Padova e dalla Sapienza di Roma per il ritorno delle studentesse e degli studenti afgani iscritti in Italia. Un’iniziativa particolarmente in sintonia con la mission di un festival dedicato alla formazione di nuovi talenti, attraverso il confronto internazionale tra scrittori e artisti di diverse generazioni.

Sabato 26 settembre, sempre a Celleno, continua l’omaggio alla cultura della strada in tutte le sue forme (tra guitti, lazzari, prostitute e mendicati), all’insegna delle suggestioni caravaggesche seguite in questa XXV edizione del festival. Di scena è Matteo Bergamelli, che intratterrà il pubblico con i suoi RACCONTI DEL ‘PELLEGRINO ROSSO’, il nome con cui è noto nel web e ormai un po’ dovunque. Matteo è un giovane che trascorre da anni le sue estati in solitaria e senza denaro percorrendo a piedi gli antichi itinerari di fede raccontando (prima sui social, ora in un libro e in uno spettacolo) il suo diario di bordo.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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