Marco Mengoni in lacrime a Lignano Sabbiadoro: “Luce” per sua madre commuove lo stadio
Mengoni
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Sul palco di Lignano, Marco Mengoni si è lasciato travolgere dalle lacrime cantando Luce, l’intenso omaggio alla madre scomparsa. Un momento straziante e autentico che ha stretto il cuore del pubblico.

LIGNANO – Marco Mengoni ha regalato al pubblico un momento di rara intensità emotiva durante la data zero del suo nuovo tour negli stadi, andata in scena allo Stadio Comunale G. Teghil di Lignano Sabbiadoro. Mentre cantava Luce, brano dedicato alla madre Nadia, scomparsa nel settembre 2023, il cantante non è riuscito a trattenere le lacrime. Un crollo emotivo improvviso ma sincero, che ha trasformato un’esibizione in un’esperienza condivisa di commozione e umanità.

Luce è contenuta nell’album Materia (Terra), pubblicato nel 2021, un progetto profondamente legato alle radici familiari dell’artista. Da subito, quella canzone si è imposta come un omaggio personale, intimo e struggente, a una figura centrale nella vita di Mengoni. Non sorprende che il cantante abbia scelto di includerla nella scaletta del tour che partirà ufficialmente il 26 giugno dallo Stadio Diego Armando Maradona di Napoli, con undici date distribuite in otto città italiane. Ma forse neppure lui si aspettava che l’emozione lo avrebbe travolto già alla data zero.

Durante l’esibizione a Lignano, l’emozione è esplosa proprio nelle battute finali del brano. La voce si è incrinata, si è fermato, sopraffatto dal ricordo. Nessuna maschera, nessun filtro. Solo un uomo, su un palco, che canta per chi non c’è più. Il pubblico ha reagito con un abbraccio collettivo: applausi, incoraggiamenti, affetto puro. Quando è riuscito a riprendere fiato, Mengoni ha detto poche parole, forse le uniche possibili: “Questa canzone era dedicata alla persona più importante della mia vita, la mia luce (…) lo sarà per sempre. Grazie mamma”.

Non è la prima volta che Mengoni parla pubblicamente del legame profondo con la sua famiglia. Già in occasione della presentazione dell’album al Teatro Quirino di Roma aveva sottolineato quanto Materia (Terra) fosse un lavoro personale: “C’è tanta famiglia in quest’album, parliamo di radici e una delle radici – anche più ingombranti alcune volte – è proprio la famiglia. Ho dedicato una canzone a mia mamma; nel primo video, Cambia un uomo, c’è mio padre. Sono le persone che amo di più, quindi dovevano essere in questo momento della mia vita. Quando c’è una crescita mi viene istintivo pensare ai miei genitori, a quanto sono cresciuto, a tutto l’imprinting, tutti i valori e la stabilità che mi hanno dato, ma dall’altra parte anche la non stabilità, la libertà di scegliere che fare nella mia vita, perché non mi hanno mai ostacolato”.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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