Marciapiedi da incubo - Toilette per piccioni con tutti i comfort
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Viale Raniero Capocci, passaggio pedonale sotto il ponte della ferrovia. Crocevia di auto, treni, biciclette, pedoni e piccioni. Piccioni sì, di tutte le taglie e dimensioni, pennuti che si sono appropriati di giardini e marciapiedi a bordo strada (alla faccia dell'assessore Ricci, che tanto ha fatto per risolvere il problema).

Viale Raniero Capocci, passaggio pedonale sotto il ponte della ferrovia. Crocevia di auto, treni, biciclette, pedoni e piccioni. Piccioni sì, di tutte le taglie e dimensioni, pennuti che si sono appropriati di giardini e marciapiedi a bordo strada (alla faccia dell’assessore Ricci, che tanto ha fatto per risolvere il problema). La signora testimonial della sagra della porchetta di qualche paese della provincia di circa 7/8 anni fa controlla, dall’alto del suo cartellone pubblicitario ormai sbiadito, la situazione del passaggio pedonale sotto i suoi piedi.

Di pedonale in realtà c’è rimasto molto poco, sfidiamo chiunque a camminare su quei marciapiedi senza un elmetto e stivali di gomma. Centimetri su centimetri di guano, hanno ripavimentato tutti i passaggi sotto il ponte e le erbacce hanno finito per fare il resto decorando con un bel colore che si intona con l’asfalto che ormai non ha più il suo bel grigio topo.

Se decidete di affrontare questa coraggiosa traversata verso Piazza del Teatro, non vi venga in mente di appoggiarvi ai parapetti, a meno che non abbiate da poco fatto il richiamo per il vaccino contro la salmonellosi.  Al di là del passaggio, la situazione non migliora: mentre i piccioni si sono riservati la parte un po’ più buia del marciapiede (d’altronde le toilette hanno bisogno di privacy), i sacchetti dell’immondizia hanno deciso di palesarsi a chiunque in tutto il loro splendore e con loro buche, siepi incolte e bottiglie di plastica.

Forse chi cercava di attraversare a piedi, fermo lì su quel marciapiede con fare un po’ annoiato, ha deciso che quei sacchetti potevano restare lì ad abbellire il passaggio, lì in quel luogo dove si aspetta di passare dall’altra parte per poi dimenticarsi l’inciviltà in tasca. Certo quei sacchetti ormai sono diventati arredo urbano e si godono il via vai di giovani e meno giovani che si vanno a fare una bella passeggiata in centro. Quale posto migliore di un bel marciapiede dove passano migliaia di macchine al giorno e soprattutto tanti bei pullman pieni di turisti che raggiungono da lì il centro cittadino?

Il manto stradale non ci delude neanche questa volta: buche, smottamenti e asfalto spaccato a metà chiudono il quadro picassiano del nostro passaggio pedonale in Viale Raniero Capocci. Anche qui non vi sognate di passeggiare a braccetto con il fidanzato, in due non ci si sta. O meglio, andare a braccetto vi potrebbe servire per non scivolare e finire la vostra passeggiata sul guano degli uccellini che spavaldi vi guarderanno dall’alto.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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