Marchio Tuscia Viterbese, la carica di 240 aziende locali sinonimo di qualità
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I prodotti enogastronomici rappresentano sempre di più la spesa natalizia di maggior consistenza per le famiglie italiane. Ma se si ha la possibilità di vivere o trascorre le vacanze natalizie nella provincia di Viterbo, perché non cogliere l’opportunità per preferire le eccellenze agroalimentari e di artigianato artistico locali? E come riconoscerle?

I prodotti enogastronomici rappresentano sempre di più la spesa natalizia di maggior consistenza per le famiglie italiane. Ma se si ha la possibilità di vivere o trascorre le vacanze natalizie nella provincia di Viterbo, perché non cogliere l’opportunità per preferire le eccellenze agroalimentari e di artigianato artistico locali? E come riconoscerle?
A tal proposito la Camera di commercio Viterbo nel 2003 ha istituito il marchio collettivo Tuscia Viterbese con l’intento di valorizzare e promuovere quei prodotti che posseggono determinati requisiti di qualità e tipicità.

Oggi, infatti, non è più sufficiente porsi sul mercato con prodotti di qualità, certificati DOC, DOP o simili marchi di difesa: è necessario distinguersi, farsi conoscere, comunicare valori aggiunti, meglio ancora se riferiti a un determinato territorio, alla sua cultura e al suo ambiente. L’iniziativa è stata subito accolta e condivisa dall’Università degli Studi della Tuscia, dalla Provincia di Viterbo, da tutte le associazioni di categoria e dagli ordini professionali.

Il marchio collettivo Tuscia Viterbese opera secondo precise strategie di marketing che consentono di raggiungere mercati più vasti, anche internazionali, non sempre alla portata delle piccole e medie aziende locali. Inoltre ha una doppia valenza: da un lato aiuta la promozione di prodotti e servizi, identificandoli sotto la stessa origine, rappresentata dal territorio viterbese; al tempo stesso i prodotti a Marchio Tuscia Viterbese promuovono il territorio, conferendo ad esso la qualifica di ambiente propizio per lo sviluppo di tipicità caratterizzato da peculiarità paesaggistiche in forza delle quali è possibile ottenere produzioni ad alta specificità territoriale.

L’identificazione dell’origine della produzione rappresenta una potente leva di marketing, soprattutto per quanto riguarda i beni agroalimentari, in quanto il consumatore si sente più rassicurato laddove riesce a individuare, sia nominalmente sia territorialmente, i soggetti responsabili della produzione. Tale rassicurazione è ancora più forte se l’identificazione dei soggetti viene garantita da un ente terzo, senza fini commerciali propri, con un ruolo istituzionale ben riconosciuto, quale è la Camera di commercio.

Il marchio collettivo Tuscia Viterbese è dunque un marchio d’attacco che favorisce concretamente gli obiettivi di profitto aziendale, diffonde la conoscenza del territorio viterbese, agevola l’attrazione turistica, sollecita investimenti esogeni con conseguenti benefici economici per tutta la comunità.

I prodotti e servizi per i quali attualmente sono stati predisposti i disciplinari rispettati da oltre 240 aziende che si fregiano del Marchio Tuscia Viterbese sono: carni bovine, ovine e suine; ceramiche artistiche; coniglio verde leprino di Viterbo; prodotti caseari; miele della Tuscia; olio extra vergine di oliva DOP “Canino” e DOP Tuscia; patata dell’Alto Lazio; prodotti da forno e pasticceria; cavolfiore; prodotti biologici; vino DOC e IGT; prodotti ittici del lago di Bolsena; nocciola dei Cimini; prodotti Alta Tuscia; ciliegia della Tuscia; chiocciola della Tuscia.

A questi si aggiungono alcuni servizi come alberghi, aziende agrituristiche, ristoranti, botteghe del gusto e distributori. Altri prodotti e servizi sono in fase di accreditamento da parte del Comitato di gestione e di controllo del marchio collettivo Tuscia Viterbese. 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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