Mappatura del sottosuolo del centro storico di Viterbo, l'idea apparsa nell'era Arena e poi dimenticata
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VITERBO - In buona sostanza i riflettori su una dimensione sotterranea del capoluogo sono stati accesi. Ci sono stati anche imprenditori intelligenti che hanno pensato di generare un business turistico su qualche decina di metri di cunicoli. La questione della sicurezza diventa però centrale per l’amministrazione comunale. Peccato che a oggi ancora nulla è stato fatto e di una reale intenzione che vada verso una mappatura non c'è traccia. 

VITERBO – “Il sottosuolo della città dei papi preoccupa Palazzo dei Priori. C’è un groviglio di cunicoli che attraversa vie e piazze di buona parte del centro storico e non c’è una visione d’insieme su quella che è la situazione là sotto.

Nella storia recente della città sono state registrate voragini più o meno grandi, spesso dettate dal passaggio di mezzi pesanti. C’è consapevolezza, all’interno dell’amministrazione Arena, di stanziare fondi di bilancio necessari ad avviare un’azione di monitoraggio e mappatura seria. Un’esigenza sollevata a più riprese dall’attento assessore Laura Allegrini e ribadita anche dal sindaco”. Così scrivevamo sulla fine nel 2020, la bellezza di tre anni fa. 

Negli ultimi anni diverse inchieste giornalistiche, la prima venne realizzata sulle pagine del cartaceo L’Opinione, hanno raccontato la complessità della Viterbo di sotto. Con la situazione composita di fragilità, attività di scavo clandestino e bellezza carica di storia.

In buona sostanza i riflettori su una dimensione sotterranea del capoluogo sono stati accesi. Ci sono stati anche imprenditori intelligenti che hanno pensato di generare un business turistico su qualche decina di metri di cunicoli. La questione della sicurezza diventa però centrale per l’amministrazione comunale. Peccato che a oggi ancora nulla è stato fatto e di una reale intenzione che vada verso una mappatura non c’è traccia. 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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