

di Francesco Mattioli
Quando acquisti un’automobile, ti preoccupi di mantenerla in efficienza e ogni tanto le dai una lustrata; lo fai per la tua sicurezza e per prenderti cura di un bene che ti è costato.
La tua casa. Anche in questo caso ti preoccupi di mantenerla in buone condizioni; per quel che riguarda acqua, luce e gas, ma anche le murature, il tetto, l’intonaco delle stanze. E poi, ogni giorno metti in ordine, rifai i letti, spolveri i mobili, pulisci il pavimento, netti i bagni, la cucina… In casa ricevi ospiti, amici, parenti e hai a cuore che la trovino accogliente e pulita.
I tuoi vestiti. Anch’essi li mantieni in buone condizioni; li lavi, li stiri, li metti in ordine nell’armadio, in qualche caso li porti in sartoria per una riparazione. Fai tutto questo per te, per sentirti in ordine ma anche perché non vuoi apparire sporco, sdrucito, trasandato.
Fermiamoci qui. Noterete che nei tre casi citati ricorre un verbo: mantenere. Noterete che la cura che mettiamo nel gestire la nostra auto, la nostra casa, i nostri abiti non si ferma al piacere iniziale di prenderne possesso, ma anche nel mantenere – appunto – tale possesso ai livelli iniziali di qualità. E ricorre negli esempi anche la voglia di conservare i propri beni non solo per sé stessi ma anche per ben figurare con gli altri, nella società. Perché solo chi rispetta sé stesso rispetta anche gli altri.
Insomma, entra in gioco il concetto di “manutenzione”. Azione estremamente necessaria per custodire un bene, perché un bene viene usato e l’uso crea inevitabilmente un deterioramento. Così, periodicamente, occorre restaurare le condizioni iniziali. Diversamente il bene, l’oggetto, perderebbe un po’ alla volta la sua efficienza e quindi la sua funzione, il che potrebbe essere dannoso, addirittura pericoloso e in certi casi noi ci faremmo anche una brutta figura.
Mi sono dilungato. In realtà tutta questa premessa, che può sembrare addirittura noiosa e scontata, serve a formulare la domanda: perché una amministrazione locale non segue questi principi elementari? Perché non mette la manutenzione di un bene al centro delle sue azioni? Perché non prevede, per un suo qualsiasi progetto – sia esso un giardino pubblico, le buche e la segnaletica stradale, la gestione delle case popolari, l’assistenza sociale, tanto per dire – non solo il costo di realizzazione, ma anche un impegno di spesa ricorrente e quindi immediatamente utilizzabile per la sua costante manutenzione?
Costante manutenzione, ecco il nocciolo del problema. Non un intervento saltuario, ma programmato, costante appunto. Qualcuno potrà ribattere: in realtà c’è sempre una parte del bilancio istituzionale che è dedicato alla manutenzione, anzi alla “ordinaria manutenzione”. Ma guardandosi intorno si fa fatica a crederci.
Molte volte, negli anni – e quindi a prescindere dal colore politico di chi governa la nostra città – mi sono trovato a discutere con un amico sindaco o assessore su questa o quella iniziativa comunale, e lui che ne esaltava i pregi. “Siamo stati bravi, abbiamo saputo spendere bene tutti i soldi che ci erano stati assegnati dalla Regione” era uno dei refrain preferiti. Ma gli chiedevo: “ Avete previsto che una parte dei costi sia dedicata alla manutenzione?” E lui, facendo spallucce: “Per quello c‘è il bilancio ordinario…”.
Sarà… ma allora propongo due esempi. Una amministrazione impegna un bel finanziamento per rifare il manto stradale di molte vie, compresa la segnaletica orizzontale. Passano gli anni, le “zebre” si sbiadiscono e nessuno interviene tempestivamente. “Ora mettiamo i soldi in bilancio e le rifacciamo” mi assicurerebbero quel sindaco o quell’assessore. E passano mesi. Ma lì non c’è solo “ordinaria amministrazione”, lì c’è impellente l’urgenza di una manutenzione continua, di essere costantemente al top dell’efficienza, perché quelle zebre non sono un mero ornamento urbano, sono una garanzia di sicurezza e di sopravvivenza per i pedoni, e finanche per gli stessi automobilisti.
Secondo esempio, più specifico. Il parco urbano di Valle di Faul, a ben vederlo, è un meraviglioso parco pubblico: prati e alberi fioriti, monumenti, servizi, fontane, angoli paesaggistici molto pittoreschi, potrebbe essere il Central Park di Viterbo. Certo, c’è un ingombrante parcheggio, ma meglio le auto lì che in giro per le vie del centro storico… Inoltre, il turista che arriva a parcheggiare lì e si ritrova a un tiro di schioppo dal Palazzo Papale, da San Pellegrino o da Corso Italia apprezza. Non càpita così comodamente né a Siena, né a Perugia, né ad Assisi o a Spoleto… Dovrebbe essere il fiore all’occhiello dell’ospitalità, dell’attrattività turistica, del civismo e della cultura del bello della Città. Invece, manutenzione nulla: fontane a secco, illuminazione divelta, immondizia da ogni parte (oltre tutto, ci saranno sì e no quattro cestini per i rifiuti…), vandalismi d’ogni subcultura, scarsissimi controlli, un’opera d’arte ridotta a cesso (scritte murali comprese…), ruderi a rischio crollo che stanno lì da decenni, un senso di trascuratezza che a fronte della bellezza del luogo ti fa piangere di rabbia. Quel parco fu creato all’epoca in cui si favoleggiava di Viterbo capitale italiana della cultura; è andato decadendo progressivamente e continua ad essere trascurato anche ora che si favoleggia di Viterbo capitale europea della cultura.
Termino con il commento di un mio amico bresciano (Brescia è stata capitale italiana della cultura 2023): ”Bellissimo questo verde a due passi dal centro… peccato per la scarsa manutenzione…”. Eh, già: la cultura della manutenzione non dovrebbe essere uno sfizio, ma un dovere imprescindibile e nessun progetto dovrebbe essere legalmente approvabile se non è previsto un impegno finanziario continuativo e tempestivo per la manutenzione del bene realizzato, sia esso una zebra pedonale o un parco pubblico. La differenza tra amministrare realizzando progetti e amministrare garantendo la manutenzione dei progetti realizzati è simile a quella che passa tra chi si divora il piatto sul momento e chi si assicura che quel piatto ci sia anche per il domani.
Proposta: a) istituzione di un ufficio manutenzione che coordina squadre di pronto intervento (non importa se comunali o appaltate, l’importante è che vi sia continuità quotidiana dei controlli e immediatezza dell’intervento). La sorveglianza da parte di questo ufficio riguarda tutte le competenze comunali (strade, giardini, igiene, servizi sociosanitari, ecc. b) costituzione di veri “comitati di quartiere” che h24 siano in grado di sorvegliare cosa accade a livello non solo di sicurezza e di reati, dallo spaccio al vandalismo, ma soprattutto di manutenzione ed efficienza dei servizi; tali comitati sono in costante rapporto con l’ufficio manutenzione per controllare la continuità degli interventi e segnalare casi straordinari. c) dedicare esplicitamente parte del bilancio a questa strategia, che è un dovere imprescindibile di civiltà, per la sicurezza, il benessere e il rispetto dei cittadini, per la dignità, l’attrattività e l’accoglienza della città. Tutto il resto viene dopo e spesso di conseguenza.
E se qualcuno non capisce, è un problema suo; magari si informi, per esempio viaggiando in certi altrove.

















