Mancano gli insegnanti nelle scuole della Tuscia, i consiglieri provinciali di centrodestra chiedono al presidente Nocchi un tavolo
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VITERBO - Un tavolo per cercare di ricucire i buchi che si stanno aprendo nel sistema scolastico del Viterbese. Questa la richiesta avanzata dai consiglieri provinciali di centrodestra - al secolo Alessandro Romoli, Gianluca Grancini, Carlo Pellegrini e Massimo Bambini - al presidente della Provincia Pietro Nocchi.

VITERBO – Un tavolo per cercare di ricucire i buchi che si stanno aprendo nel sistema scolastico del Viterbese. Questa la richiesta avanzata dai consiglieri provinciali di centrodestra – al secolo Alessandro Romoli, Gianluca Grancini, Carlo Pellegrini e Massimo Bambini – al presidente della Provincia Pietro Nocchi.

“A pochi giorni dal via dell’inizio scolastico la situazione in alcune classi della provincia Viterbese appare drammatica – scrivono i consiglieri -. Da una parte, come a San Lorenzo Nuovo, si chiudono classi di prima elementare con bambini di sei anni costretti a spostarsi da un paese all’altro, con l’inevitabile preoccupazione delle famiglie e con tutte le implicazioni di ordine logistico che ne derivano, specialmente nei mesi invernali, dall’altra leggiamo sui giornali di una consistente carenza di insegnanti nel sostegno e di gravi situazioni di sovraffollamento in alcune classi ove si supera ampiamente il numero consentito dalla legge; una legge, che è bene dirlo, profondamente da rivedere in quanto, stante l’attuale tendenza nelle nascite, si ritiene non sia più attuabile a meno che non si voglia chiudere in pochi anni tutte le scuole dei comuni più piccoli; una legge che tratta i bambini come numeri senza tener alcun conto delle situazioni logistiche e strutturali di scuole e comuni.

Si tratta di un problema gravissimo che non va sottaciuto perché crea disagi a centinaia di famiglie, agli insegnanti, costretti a gestire classi con numeri elevatissimi, agli stessi studenti che vedono la didattica passare in secondo piano, sacrificata al rispetto di una legge penalizzante ma soprattutto sacrificata alla carenza di docenti assegnati alla Tuscia dagli Organi preposti in numero inferiori a quelli necessari.

A tal proposito abbiamo già chiesto al presidente della Provincia di convocare un tavolo tecnico con Regione, Ufficio Scolastico Regionale e Ufficio Scolastico Provinciale per cercare una possibile soluzione a questo grave problema che, seppur con sfumature diverse, sta interessando diversi punti della Tuscia. Se anche ci fosse una possibilità su mille di sanare qualche situazione grave non possiamo lasciare nulla d’intentato. La buona scuola passa anche da qui”.

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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