Manager culturale? Serve qualcuno in grado di promuovere gli sforzi e le iniziative della città
Foto Francesco Mattioli
800 Confartigianato
A Viterbo si fatica a far sapere ai siciliani,  ai toscani e ai lombardi che in una notte di settembre cento intrepidi trasportano un campanile illuminato alto trenta metri per le vie abbuiate della città.

IL PUNTO DI VISTA – Il sale della discussione è parlare; parlare chiaro, parlare assieme, scambiare idee, provocazioni, progettare. Quindi il dibattito tra il direttore Pomi e Giulio Della Rocca, spostatosi fortunatamente da Santa Lucia, riemerge stimolante sul manager culturale.

Il manager (definizione da un dizionario: “figura professionale che ha la responsabilità di pianificare, organizzare, guidare e controllare le risorse – umane, finanziarie, materiali, ecc. – di un’organizzazione, al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati”), nel nostro caso culturale, dunque dovrebbe occuparsi di creare a Viterbo un mainstream capace di far rivaleggiare la nostra Città con altri centri italiani e stranieri di pari valore storico, artistico, e ben anche paesaggistico, al fine di creare sviluppo, reddito in campo turistico, ma anche di far crescere e maturare l‘autocoscienza critica dei cittadini chiamandoli ad una partecipazione creativa.

Ciò significa che il manager può anche consigliare alcune direttrici progettuali, ma la determinazione delle politiche culturali dell’organizzazione in questo caso deve restare saldamente nelle mani del sindaco e della sua Giunta, che hanno il dovere, in quanto eletti, di avere un’idea precisa di sviluppo culturale della Città.

Come ho già avuto modo di sottolineare in altre occasioni, la cultura è un insieme di attività fondamentali nel delineare l’identità e la coscienza civica di una popolazione; è arte, letteratura, storia, pensiero, scienza, folclore, tradizione, spettacolo, coinvolgimento sociale. Sta poi alla comunità individuare quelle direzioni che valorizzino meglio l’identità cittadina, con le quali la città si faccia largo su mercato a fini economici, e che crei magari anche un contributo di sapere nel mondo.

Insomma, di certo la cultura non si fa con “panem et circenses”, e solo con qualche pur apprezzabile festicciola di quartiere: troppo facile, troppo riduttivo. Detto ciò, è chiaro che un manager culturale è benvenuto. Perché offre competenza, perché sa organizzare, sa creare la “narrazione” dei luoghi, perché sa valorizzare le risorse locali e sa formulare proposte e occasioni apprezzabili a livello nazionale e internazionale.

Può essere un assessore? Certamente, se è un “tecnico” competente prima che un politico. Può essere un viterbese? Certamente, se ha professionalità inattaccabili e contatti esterni privilegiati e di altissimo livello. Può essere un forestiero? Certamente, se oltre alle qualità precedenti sa governare oltre che i meccanismi della promozione culturale, anche la peculiarità dei luoghi.

Quindi, da un lato il dibattito sulla questione è necessario; dall’altro, mi sembra che l’idea sia comunque da apprezzare, perché “dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”; perché a Siena, ad Arezzo, a Lucca, a Mantova, a Lecce, a Rimini, a Caserta, a Catania, città alla portata storica di Viterbo, per non parlare di certi illuminati paesotti di provincia, già da tempo si progetta in grande e si seguono vie virtuose.

L’importante è capire che la qualità fa sempre aggio sulla quantità: mi diceva un amico francese di Cannes, mentre seguivamo anni fa il concerto in piazza di una band argentina di fama internazionale, che la sua città avrebbe anche potuto fare a meno di questi spettacoli, tanto con il suo Festival del Cinema era in grado di restare ai vertici alla cultura francese ed europea tutto l‘anno… Ecco, a Viterbo non serve tanto un gran coordinatore di cento spettacoli di quartiere; se c’è, ovviamente, ben venga nel mettere ordine a certa bulimia organizzativa; ma a Viterbo serve un manager ben introdotto nella cultura che conta, sia essa espressione artistica o folclore, che sia capace di narrarla al mondo in chiave viterbese.

Vi ricorda qualcosa il Festival dei Due Mondi a Spoleto e il suo “indotto” funzionante tutto l’anno, come succede a Cannes? E poi: altrove, una corsa di cavalli di tre giri in tondo all’ombra di un prezioso campanile medievale fa stare con il fiato sospeso da Los Angeles a Sidney solo per sapere se ha vinto la parte di Caio o quella di Sempronio.

Qualcuno da questi luoghi lontani si muove apposta per tentare di intravedere dal vivo la manifestazione e i suoi contorni. A Viterbo si fatica a far sapere ai siciliani,  ai toscani e ai lombardi che in una notte di settembre cento intrepidi trasportano un campanile illuminato alto trenta metri per le vie abbuiate della città. Il manager culturale deve provvedere anche a questo, oltre ad organizzare mostre, concerti, convegni e giochi di piazza di fondato interesse collettivo.

Gli Stati Generali La Fune
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
Masicar300x300-optimize
TdP_Inalazioni
POST FB 01
Jeep_Compass_apex_300x300_200
aiac_banner_01
Fune 300x300
asvis 2
lafune_300 x 600
Foto Fisioterapy Center
domenicale post
monastero interno
Onda