Manager culturale o direttore artistico? Riflessioni sul modello culturale di città
centro storico 02
lafune_800 x 120
Quanto alla provenienza del manager/assessore/direttore artistico, conta il curriculum certo, ma anche la necessaria capacità di saper entrare “dentro Viterbo” per capirne - e carpirne - l’identità, la vocazione e il senso.

IL PUNTO DI VISTA – Trovo interessante il dibattito che si sta evidenziando sulla possibilità di nominare un manager culturale per Viterbo e/o un direttore artistico per gli eventi del Centro Storico. E trovo giustificata la riflessione del direttore Pomi sulla possibilità che il manager culturale sia l’assessore alla Cultura.

Beninteso: sempre che la nomina degli assessori segua criteri relativi alla competenza e alla professionalità nel loro campo e non sia il prodotto di equilibrismi di partito, di corrente, di coalizione, come purtroppo talvolta accade. La mia ormai antica esperienza di assessore provinciale alla cultura (anni Novanta, roba dell’altro secolo) derivò dal fatto che l’allora Presidente eletto Ugo Nardini volle circondarsi di “esperti”, di “tecnici”, possibilmente estranei ai quadri di partito. Non fu così per tutti, a dire il vero, ma con il sottoscritto trovò una figura che non doveva prendere ordini da qualche partito di maggioranza (e per questo gli detti anche qualche grattacapo, lo confesso…).

Dunque: un manager è un “tecnico”; un direttore artistico è un “tecnico”. Lavorano a partire da saperi, possibilmente non unidimensionali, ma capaci di attingere alle varie forme della cultura e dell’arte e di saper ritradurre il tutto in progetti realizzabili, possibilmente, per dirla con i direttore Pomi, a livello di Città e non di Strapaese. Viterbo ha una storia, una tradizione culturale e un contesto ambientale che le consente di rivaleggiare con Mantova, Catania, Siena, Rimini, Udine, Lecce, Caserta, ecc., ma anche con molte città europee, non con qualche ameno paesello tutto concentrato su suo folklore locale.

Naturalmente queste doti vanno valorizzate, comunicate, insomma “narrate”. Per questi motivi mi permetto di eccepire su alcuni passi dell’articolo del direttore Pomi. Innanzitutto, non mi convince il passo che dice “facendo una distinzione tra eventi culturali ed eventi di folklore o popolari”. La cultura è una; altrimenti cominceremo a fare una distinzione tra poesia popolare e belles lettres; tra musica folk e musica pop da un lato (da Dylan a Battiato a Daniele a Stivell ) e musica barocca, classica e operistica dall’altro (da Bach a Mozart a Verdi…); tra il periodare di Milton e quello di Camilleri, tra le strade dei giovani e quelle dei vecchi, e via spaccando in due.

Il folklore è cultura; non lo dico io, lo hanno asserito geni come Frazer, Levi Strauss, Pitré, Tentori. Si può fare la più bella cultura del mondo anche dando uno spazio ragguardevole al folclore; senza per questo rischiare la sagra popolare a base di fettuccine e di balli in piazza. Domanda: la Macchina di S. Rosa è cultura, folclore o evento popolare? A sentire quei geni, ma anche l’Unesco, è tutte e tre le cose.

Trovo poi che un direttore “artistico” per gli eventi intramoenia della Città possa risultare riduttivo. Perché se è vero quel che asserisce il direttore Pomi in un altro suo contributo – lodevolissimo – dove si chiede se vogliamo essere città o paese, quindi se vogliamo guardare culturalmente oltre l’orizzonte o restare nel cortile di casa, allora gli eventi a carico dell’eventuale manager culturale/ assessore esperto devono “spaccare” sia dentro che fuori le mura urbane, assicurando una continuità di eventi fra quelli di punta, di alto livello qualitativo e più coinvolgenti su piano culturale e quelli fruibili nella quotidianità, capaci gli uni e gli altri di attrarre schiere differenti di attori sociali, di spettatori, di osservatori.

In tal caso il direttore artistico per il centro storico chi sarebbe, un suo delegato? E poi, se anche per qualche settimana – o mese – il centro storico non fosse animato da chissà quale evento “artistico”, si può stare tranquilli: come accade in un altrove culturalmente consolidato, il flusso turistico non si ferma, se la “narrazione” della Città ha fatto il suo dovere.

Quanto alla provenienza del manager/assessore/direttore artistico, conta il curriculum certo, ma anche la necessaria capacità di saper entrare “dentro Viterbo” per capirne – e carpirne – l’identità, la vocazione e il senso.

800 Confartigianato
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
lafune_300 x 600
Fune 300x300
asvis 2
POST FB 02
Onda
domenicale post
monastero interno
aiac_banner_01
Masicar300x300-optimize
Jeep_Compass_apex_300x300_200
Foto Fisioterapy Center
TdP_Inalazioni