Mammagialla, pranzo di Natale per 90 detenuti
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Dopo il successo dell’iniziativa dello scorso anno, la Comunità di Sant’Egidio torna a Viterbo e offre un pranzo di Natale anticipato a 90 detenuti, ieri domenica 17 dicembre.

di Michela Di Pietro

Dopo il successo dell’iniziativa dello scorso anno, la Comunità di Sant’Egidio torna a Viterbo e offre un pranzo di Natale anticipato a 90 detenuti, ieri domenica 17 dicembre.

Con la collaborazione della direzione del carcere viterbese e delle numerose associazioni di volontariato che operano all’interno della casa circondariale, la tavola è tornata a vestire i colori del Natale per un gruppo nutrito di detenuti privi di risorse economiche e affetti familiari.

La sala teatro del carcere di Mammagialla di Viterbo si è trasformata in un luogo caldo e accogliente per festeggiare il Natale con coloro che scontano una lunga pena detentiva insieme alle tante figure del volontariato viterbese che vive ogni giorno quella realtà.

Hanno partecipato al pranzo diverse autorità del territorio: il Prefetto di Viterbo, Il Vescovo della città. il Garante Regionale dei detenuti, il Presidente del Tribunale di Viterbo, il Magistrato di Sorveglianza, il Presidente della Fondazione Carivit e altre autorità cittadine con cui la direzione del carcere intrattiene da lungo tempo proficua
collaborazione.

L’evento accompagna la presenza della Comunità di Sant’Egidio sul territorio viterbese, che lavora tutto l’anno al fianco dei detenuti con colloqui di sostegno, distribuzione di vestiario e prodotti per l’igiene personale, momenti di preghiera, incontri di vario genere e soprattutto confronto personale per non perdere del tutto i contatti con la realtà fuori dalle mura carcerarie.

Alla realizzazione del pranzo di Natale, hanno collaborato i volontari dell’Associazione Gavac e della Caritas avviando una tradizione natalizia all’interno dell’Istituto di pena viterbese, ma anche tutte le figure della Polizia Penitenziaria e i loro collaboratori.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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