Mammagialla, agente accoltellato all'addome da un detenuto


VITERBO - I sindacati, dopo l'accaduto, sono tornati a mettere in evidenza le sempre più critiche situazioni di lavoro all'interno del carcere.
VITERBO – Agente penitenziario accoltellato all’addome da un detenuto. Come “coltello” è stata utilizzata una lama artigianale. Autore dell’aggressione un algerino di trentanni.
Il fatto si è consumato durante lo spostamento del carcerato per un trasferimento. Il trentenne ha iniziato a fare resistenza e a urlare. Gli agenti in servizio sono intervenuti per fermarlo e a quel punto l’algerino ha colpito il poliziotto con un “coltello” fatto con la lamiera di una bomboletta del gas.
L’agente è stato portato al pronto soccorso di Belcolle, con un prognosi di quindici giorni.
I sindacati, dopo l’accaduto, sono tornati a mettere in evidenza le sempre più critiche situazioni di lavoro all’interno del carcere.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
di Roberto Pomi
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
di Roberto Pomi
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

















