
VITERBO – Prosegue il processo di Mafia viterbese, a parlare è Sokol Dervishi, il braccio destro dei due boss, diventato collaboratore di giustizia.
E’ nel bar di via Genova, all’epoca gestito da Luigi Forieri, uno dei dieci imputati di associazione di stampo mafioso, che la banda ha intercettato Claudio Ubertini, allora consigliere comunale, vittima coi figli di tre attentati incendiari e dell’invio di proiettili per non avere dato seguito alla richiesta di appalti.
Queste le parole di Dervishi: “Veniva spesso a fare colazione, era amico di Forieri. Giuseppe Trovato e un altro gli hanno chiesto appalti dal Comune per una ditta di muratura. Ma passava il tempo e per loro li aveva presi in giro, aveva detto solo una cazzata e non faceva“.
Per questo la notte tra il 13 e il 14 gennaio 2017 gli hanno incendiato la Smart che usava lui ma era intestata alla figlia e dopo dieci mesi, la notte tra il 15 e il 16 novembre, la Mini Cooper del figlio. A marzo 2017 c’è stato l’episodio dei proiettili recapitati all’ufficio. Poi, nel 2018, c’è stato il danneggiamento a scopo intimidatorio della nuova Smart della figlia.
Dopo la deposizione di Dervishi l’avvocato di parte civile di Claudio Ubertini, Eleonora Olimpieri ci tiene a chiarire la posizione del suo assistito: “Gli hanno bruciato due macchine, gliene hanno danneggiata una terza, gli hanno inviato una busta con un proiettile e ogni volta, un minuto dopo, lui si è rivolto alle forze dell’ordine, collaborando e facendo subito i nomi di chi poteva essere coinvolto. Cosa che non tutti hanno fatto. Chi per un motivo, chi per un altro”.


















