Mafia viterbese – “Nessuna tentata estorsione a Piero Camilli. La banda lo voleva danneggiare per dispetto”
Piero-Camilli
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VITERBO – A parlare è il pentito Sokol Dervishi. A scatenare l’ira della banda contro l’imprenditore fu una presunta “mancanza di rispetto”. Ma secondo la difesa non c’era alcun intento estorsivo.

VITERBO – Processo Mafia viterbese, tra le parti offese costituitesi parte civile c’è anche l’imprenditore Piero Camilli. Il pentito Sokol Dervishi in aula racconta la vicenda.

Nel 2017 Camilli avrebbe chiesto a un suo dipendente (un pregiudicato di orgini sarde) di intervenire su una famiglia di allevatori d’origine calabrese locataria di un suo terreno di cui non veniva pagato da tempo l’affitto. L’uomo, a sua volta, si sarebbe rivolto a un altro pregiudicato d’origine napoletana, il quale avrebbe contattato Giuseppe Trovato che, viste le comuni origini calabresi con i locatari del terreno, avrebbe risolto la questione facendo leva sui suoi legami personali con la ‘ndrangheta.

Secondo il pentito Sokol Dervishi, Trovato, si sarebbe recato in azienda da Camilli, provando, inutilmente, a chiedere un “ringraziamento” a Camilli, che invece si sarebbe negato.

 “Questi qua mi hanno fatto del male e devono pagare”, avrebbe detto Trovato al solito Dervishi, parlando di Camilli e del figlio. Il pentito racconta i propositi di vendetta del boss:

“Gli voleva mettere le teste di animali davanti alla casa per farlo impaurire. Voleva bruciare anche la macchina. Il danno lui lo voleva fare per dispetto, non per chiedere denaro”.

Dervishi, avrebbe accompagnato Trovato a fare dei sopralluoghi, ma avendo avuto da poco una bambina, si sarebbe defilato. E alla fine non fu fatto niente.

“Nessuna tentata estorsione aggravata”, secondo il difensore Labate. “Il solo sopralluogo non è sufficiente ad integrare il tentativo punibile trattandosi di fase ideativa che anticipa la soglia di punibilità”.

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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