
VITERBO – Ieri mattina, di fronte al giudice romano Emanuela Attura,sono state presentate le richieste di risarcimento di tutte le vittime del sodalizio criminale di stampo mafioso.
Incendi, attentati, intimidazioni, minacce: una cinquantina di episodi che la banda avrebbe messo a segno per intimidire la concorrenza negli affari e risolvere problemi personali.
A spiccare tra tutte, la richiesta di risarcimento del Comune di Viterbo che ha chiesto una provvisionale di 500mila euro: 50mila euro a testa per i dieci arrestati finiti di fronte al giudice con rito abbreviato. Tra loro, anche i due presunti vertici del sodalizio, Ismail Rebeshi e Giuseppe Trovato.
”La città di Viterbo per mesi è stata scenario di un fenomeno eccezionale, mai visto prima, che ha portato ad un indubbio allarme sociale – ha spiegato l’avvocato Marco Russo – Le numerose intercettazioni su cui si basa l’indagine hanno disvelato quella che gli stessi partecipanti chiamano e definiscono una banda di calabresi e albanesi: un’organizzazione criminale di stampo mafioso. Trovato ha utilizzato le sue origini e i suoi legami famigliari per intimidire chiunque si trovasse di fronte: ha sbandierato le sue origini come fossero un marchio di fabbrica”.

















