Mafia viterbese, al via il processo
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VITERBO - In aula i boss Trovato e Rebeshi e altri otto presunti sodali: pm pronti a chiedere le condanne.

VITERBO – Mafia viterbese, al via il processo  per 10 arrestati.

Tra loro i boss Ismail Rebeshi e Giuseppe Trovato e altri otto presunti sodali . Tra loro c’è poi il pentito Sokol Dervishi.

Oggi la prima udienza del processo col rito abbreviato davanti al gup del tribunale di Roma, Emanuela Attura

In videoconferenza con i carceri in cui sono reclusi dallo scorso 25 gennaio ci saranno i due presunti vertici dell’organizzazione criminale Giusepe Trovato e Ismail Rebeshi e i loro sodali. Persone ”fidate, legate le une alle altre da un reciproco vincolo di aiuto e lealtà”. Sokol Dervishi, i fratelli Patozi, Gazmir Gurguri, Gabriele Laezza, Fouzia Oufir, Martina Guadagno e Luigi Forieri. 

Secondo la dda, per mesi prima del blitz dei carabinieri dell’anno scorso, avrebbero messo a segno una lunga serie di minacce, atti intimidatori, violenze, pestaggi e incendi studiati ad hoc per raggiungere il controllo del territorio. Da una parte la volontà di azzerare la concorrenza di attività commerciali come Compro Oro e dite di traslochi, dall’altra quella di gestire da soli lo spaccio dell’intera provincia. 

Da una parte i progetti criminali del 45enne calabrese Trovato, dall’altra quelli del 33enne albanese Rebeshi. 

”Tra di loro c’era un accordo – aveva spiegato il pentito Dervishi durante un colloquio con il pm Fabrizio Tucci –  Trovato aiutava Rebeshi a controllare il mercato della droga a Viterbo e Rebeshi aiutava Trovato a incendiare i negozi e le auto dei concorrenti dei compro oro e controllare il mercato”.

Tra le 19 parti civili, oltre a sedici vittime degli attentati e delle intimidazioni della banda (tra cui imprenditori, un avvocato e un carabiniere) spiccano il comune di Viterbo, difeso dall’avvocato Marco Russo, l’associazione antimafia Caponetto e Sos Impresa.

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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