Mafia: confiscati 37 beni nella provincia di Viterbo
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È il dato aggiornato al 31 dicembre 2015 raccontato dall’inchiesta pubblicata in collaborazione con Confiscati Bene sui quotidiani locali del Gruppo Espresso.

37 beni confiscati alle mafie nella provincia di Viterbo. È il dato aggiornato al 31 dicembre 2015 raccontato dall’inchiesta pubblicata in collaborazione con Confiscati Bene sui quotidiani locali del Gruppo Espresso (elaborazioni grafiche Dataninja, Silvio Falciatori; coordinamento editoriale Marianna Bruschi, Agl-La Cronaca Italiana).

Tra aziende, terreni, abitazioni, ville e rimesse sono 37 i beni tra mobili (4) e immobili (33) strappato alle mafie e passati alla gestione dello Stato. Secondo l’inchiesta il boom delle confische è avvenuto negli ultimi 3 anni quando, in tutto il paese, sono stati sottratti alla criminalità più immobili e aziende rispetto ai 30 anni precedenti.

Qui il servizio completo con i dati comune per comune.

 

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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