Macchine di Santa Rosa, 50mila euro all'anno d'affitto per il capannone sulla Tuscanese
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Le strade per realizzare il Museo delle Macchine di Santa Rosa ci sarebbero. Per esempio si potrebbero mettere a frutto meglio, con un mutuo, i 50mila euro all'anno che il Comune di Viterbo spende per l'affitto del capannone dove vengono messe "a morire" le Macchine.

50mila euro all’anno. Ecco quanto paga il Comune di Viterbo per l’affitto del capannone sulla Tuscanese, “il santuario” dove si spiaggiano le Macchine di Santa Rosa.

La questione è stata tirata fuori durante l’ultimo consiglio comunale, grazie a un’interrogazione del consigliere dei Cinque Stelle Gianluca De Dominicis. La notizia è piuttosto interessante, soprattutto alla luce del riaccendere dell’attenzione sul tema del Museo delle Macchina di Santa Rosa.

Addirittura è emerso che in passato Palazzo dei Priori ha pagato l’affitto di ben due capannoni per tenere i vari modelli e le minimacchine. Un vero e proprio scandalo se ci si sofferma a pensare bene. 50 mila euro d’affitto all’anno significa che in dieci anni sono stati spesi 500mila euro e in venti anni un milione. Cifre importantissime, che sarebbe buone per la realizzazione di un Museo.

Sarebbe quindi possibile, anziché continuare a spendere queste cifre folli per pagare affitti e non avere alcun risultato – se non quello di far marcire le Macchine tra polvere ed escrementi e tenerle lontane dagli occhi di tutti -, accendere un mutuo per pagare le spese di realizzazione del Museo.

Sulla questione Museo delle Macchine è intervenuto anche il consigliere Sergio Insogna che ha fatto presente come, con l’introduzione della tassa di soggiorno, siano entrato nelle casse del Comune un mini tesoretto di oltre 100mila euro. Anche questi soldi, derivanti dalla tassa turistica, potrebbero essere utilizzati per la realizzazione del Museo delle Macchine.

Insomma i soldi non mancano e un utilizzo attento e oculato delle risorse potrebbe permettere alla città di Viterbo di investire davvero su quel simbolo della tradizione che è la Macchina di Santa Rosa. La realizzazione di un Museo diventa un atto dovuto anche in seguito al riconoscimento del trasporto come patrimonio dell’umanità. Quale miglior sistema per valorizzare e rendere palpabile la tradizione viterbese di un museo dove poter raccogliere le Macchine, le storie, i filmati, le divise dei facchini e tanto altro ancora?

Insomma la strada è percorribile e sostenibile a livello economico. Anche perché, a differenza di quanto accade oggi con il capannone sulla Tuscanese, sarebbe possibile far pagare un biglietto ai visitatori generando ulteriori economie. Cosa che non ci pare avvenga con il capannone, che potrebbe tornare a essere affittato a qualche attività disposta a pagare 50mila euro all’anno.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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