
VITERBO – Al Barco si va di fretta, un po’ come nella City londinese. Peccato che lì i manager non vanno in auto, costerebbe un occhio della testa anche per loro (non tanto il parcheggio ma per il pass a zone per circolarci dentro). A Viterbo non ci sono di questi problemi, i parcking costano due lire (al netto delle polemiche) e nessuno ha mai pensato di creare zone della città dove fare pagare per entrare. Così la macchina è il mezzo di tutti. Auto sempre più grosse tra l’altro, perché quando non paghi niente e magari vuoi farti bello ti “spari” un bel suv. Ma non è questo il problema.
La questione è come guidi. Tanto il suv quanto l’utilitaria. E da un po’ di tempo a questa parte ai viterbesi piace “andare forte”. Succede quando sei fanalino di cosa quasi in tutto e allora un qualche primato te lo vuoi pure prendere. Sfrecciare tra le vie della città sembra andare di gran moda. E il Barco è il quartiere che, su questo mercato, fa più tendenza. Via Monti Cimini e via Ippolito Nievo sono i nuovi posti dove “andare a stirare” le macchine. Non ci credete? Fatevi un giro da quelle parti.
“Non tanto tempo fa hanno messo sotto e ucciso una cagnolina di due mesi – ci racconta una signora del quartiere -. La proprietaria ha commesso un’ingenuità che le è costata cara. Ha parcheggiato e ha aperto lo sportello. La cagnolina è uscita ed è corsa dall’altra parte della strada dove c’è un piccolo parco (8 mesi su dodici abbandonato a se stesso e con l’erba sopra le ginocchia, ma quello hanno al Barco n.d.r.). Il velocista di turno si è trovato a passare e, probabilmente per non abbassare il ritmo, l’ha investita e uccisa sul colpo. Poteva tranquillamente esserci un bambino e avrebbe fatto la stessa fine”.
Crediamo non ci sia bisogno di dire altro. Anzi qualcosa vogliamo dirla. La signora ha chiamato le forze dell’ordine e si è presa anche una multa perché il cane non aveva il guinzaglio. Le regole effettivamente sono quelle. Comunque rimane il problema del piede del gas pesante. Non c’è bisogno di dire nulla se non raccomandare al comandante della polizia locale Mauro Vinciotti di verificare quanto accade da quelle parti. Anche perché, ci spiace anche dirlo, al posto di quella cagnolina poteva esserci un bambino. Gli agenti della municipale potrebbero anche essere utili a fermare chi mentre guida manda i messaggi allo smartphone. Più che altro per spiegare a chi lo fa che non si mandano messaggi mentre si guida, potrebbero esserci dei refusi nel testo.


















