

di Priscilla Mattioli
– Paesaggista e Garden Designer –
VITERBO – Di fronte ai cambiamenti climatici sempre più aggressivi, nasce la necessità di incrementare il verde pubblico, soprattutto il numero degli alberi. Si è detto e scritto molto su questo argomento e non si può che essere d’accordo. Tuttavia, proprio l’evoluzione climatica non esige soltanto una maggiore ossigenazione e una maggiore ombreggiatura delle strutture urbane, poiché essa sembra intensificare anche eventi meteorologici violenti. Infatti, le cronache di questi giorni riportano di alberi caduti sotto la violenza di inusitate burrasche, con gravi rischi per persone e cose. Ciò costringe anche a sviluppare strategie di controllo sulla stabilità degli alberi urbani e, di conseguenza, sulla necessità di arrivare persino all’abbattimento di quelli ritenuti instabili, malati e quindi pericolosi.
Tutte queste problematiche investono ulteriori considerazioni. Ad esempio, la necessità di piantumare alberi di dimensioni tali da garantire, in tempi ragionevolmente brevi, la loro capacità di incidere sull’inverdimento urbano. Ma soprattutto occorre stare molto attenti a non commettere errori nel taglio, perché una città presenta anche alberi vetusti di grandissima importanza per la storia del verde urbano, della stessa urbanizzazione e persino per la tradizione identitaria dei luoghi.
Viterbo presenta lacune sul piano della distribuzione del verde urbano, anche se possiede importanti viali alberati, un antico giardino pubblico (Pratogiardino Lucio Battisti), l’accesso urbano a un parco naturalistico (Arcionello) e una villa storica con un lussureggiante parco (Villa Lante).
Il rischio, però, è che nella foga di dotare la città di un verde nuovo e affidabile ci vadano di mezzo gli alberi vetusti, cioè la storia di Viterbo. Voglio ricordare (l’ho fatto a suo tempo in una pubblicazione sostenuta dal Comune di Viterbo e dalla Fondazione Carivit) che, a parte gli alberi vetusti nei parchi storici, esistono piante di grande importanza per la città, distribuite in vari quartieri fino a rafforzarne l’identità. Senza dimenticare quelli di Pratogiardino e di Villa Lante, possiamo citare ad esempio il pioppo nero in viale della Grotticella, all’altezza dello scomparso “Ponte di Roma”, databile al 1880; il platano che ombreggia il Ponte del Paradosso, databile al 1900; e l’altro in viale Armando Diaz, databile al 1890. Queste piante sono situate in zone molto frequentate e quindi potrebbero cadere nel mirino di chi volesse praticare la sicurezza urbana in senso cieco e superficiale; al contrario, vanno controllate periodicamente, curate e, quindi, protette e mantenute.

















