L'Unitus da Geo&Geo lancia l'allarme per la scomparsa degli anfibi
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Durante il programma di Rai1 il professor Nascetti ha analizzato le problematiche e suonato un campanello dall'arme per il declino di alcune specie animali

L’Unitus su Geo&Geo. Nella trasmissione andata in onda il 30 marzo 2016, il professor Nascetti, ordinario di Ecologia presso l’Università della Tuscia e coordinatore del gruppo di ricerca Beagle, ha affrontato uno dei temi più importanti, ma meno conosciuti, sullo stato di salute dell’ambiente: il declino globale degli anfibi. La scomparsa degli anfibi è un campanello di allarme per lo stato di salute del nostro pianeta. Allarme che però in pochi stanno ascoltando.

Da 30 anni il gruppo di ricerca del professor Nascetti ha focalizzato i propri studi sugli anfibi portando avanti indagini sulla loro evoluzione, distribuzione territoriale, sulla diversità genetica e sulle cause e correlazioni che ne determinano l’attuale stato di salute. Le ultime indagini mostrano che il 32% delle specie di anfibi è a rischio estinzione: cambiamenti climatici, distruzione degli ambienti acquatici, introduzione di specie alloctone e malattie quale la chitriodiomicosi sono i maggiori responsabili del fenomeno.

A Geo&Geo, Nascetti ha parlato delle ricerche su una specie endemica, cioè che vive solo nella penisola italiana: l’ululone appenninico, (Bombina pachypus). Questa specie, dal caratteristico canto simile a un tenue ululato, presenta macchie gialle sul ventre e ghiandole sul dorso che, in caso di pericolo, secernono sostanze velenose per i predatori.

Gli studi effettuati hanno mostrato il rapido declino della specie e messo in evidenza come, in una particolare area della Calabria, sia presente una popolazione più numerosa e resistente agli attacchi dei patogeni, caratterizzata da una grande variabilità genetica. Eppure, a oggi, nemmeno questa popolazione può dichiararsi immune dal rischio di estinzione. La fragilità degli anfibi è causata dai cambiamenti climatici che determinano l’innalzamento della temperatura anche nel periodo invernale, dal diminuire delle precipitazioni e dall’abbassamento, o addirittura dalla scomparsa, degli ambienti acquatici.

Nel mondo la IUCN ha promosso la valutazione dello stato di conservazione delle specie degli anfibi e, in molti Paesi europei quali Gran Bretagna, Svizzera, e in alcuni paesi del Centro e Sud America, sono nate importanti iniziative per studiare, monitorare e proteggere gli anfibi. Una su tutte è L’arca degli Anfibi a Panama o Yasuni-itt in Ecuador. E in Italia? Malgrado la Direttiva Habitat, sono pochissime le regioni (Toscana, Lomabardia, Marche) e le province autonome (Trento e Bolzano) che hanno adottato normative restrittive e coercitive in materia di conservazione degli anfibi.

L’appello è stato raccolto dal Parco Nazionale dell’Aspromonte, che ha avviato un programma di monitoraggio e recupero delle popolazioni aspromontine dell’ululone appenninico e ha presentato, insieme al gruppo di Ecologia del Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche, un progetto “Life”, che, nei prossimi mesi, se approvato dalla Commissione Europea, inizierà un percorso analogo a quello sopracitato di Panama o dell’Ecuador.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
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