
L’Unione comunale si fa associazione e mira a dettare la linea politica, anche se non potrebbe. Questo è quel che pensa il segretario del Circolo cittadini del Pd Carlo Mancini che annuncia il ricorso alla commissione di garanzia regionale.
“In una escalation di potere – dice – l’Unione si è costituita come associazione con proprio statuto, tesoreria e sede”. Il segretariova all’attacco del coordinamento dell’Unione comunale del Partito, guidato da Stefano Calcagnini, protagonista di una lotta senza quartiere con il Circolo e la maggioranza dei consiglieri comunali. Controllata dai popolari-fioroniani l’Unione è al centro delle trattative per il rimpasto nella Giunta di Michelini e vuole determinare la linea politica dei Consiglieri del Pd. Sette di loro, maggioranza nel gruppo, ma minoranza nell’Unione comunale, non ci stanno. Con loro il segretario del Circolo di Viterbo Carlo Mancini che spiega quella che secondo lui è una anomalia tutta viterbese.
L’unione infatti dovrebbe fungere da organo di coordinamento, ma invece vuole dettare la linea politica, coosì almeno secondo Carlo Mancini, e non è proprio la stessa cosa. Il motivo è la volontà di gestire il potere in un quadro più che mai al limite dello sfascio. “Guarda caso – commenta sarcasticamente – la sede è nella vecchia sede della Margherita, a volte ritornano. La cosa grave – spiega – è che da Statuto regionale, gli organi dell’Unione sono il coordinatore, la direzione e l’assemblea. La tesoreria non è contemplata. In questo modo si sono strutturati, ed è una cosa fuori dal mondo”. Presto potrebbe arrivare una svolta alla vicenda e una risposta dal Partito a livelli più alti che spieghi una volta per tutte cosa può e non può fare l’Unione comunale.
“È frutto di un equivoco più o meno voluto e stiamo valutando – spiega Mancini – ricorso alla commissione di garanzia regionale perché così l’Unione si arroga il diritto di fare attività politica senza coinvolgere i circoli, dove ci stanno gli iscritti. E poi – aggiunge – la presenza della tesoreria dell’Unione e la richiesta sulle quote del tesseramento. Ma se un organismo è di coordinamento, che ci fa con i soldi? La patente politica – ancora Mancini – ce l’ha il Circolo e invece sì si vuole mettere confusione. È una bella porcata, faremo ricorso e vediamo. Andremo avanti non solo per tutelare il circolo, ma per tutelare la verità. Non si può buttare sempre tutto in caciara”.


















