Luminarie da incubo – La gabbia che umilia la fontana di Piazza delle Erbe
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VITERBO – Nemmeno nella peggiore delle sagre paesane avrebbero pensato ad un addobbo così pacchiano.

VITERBO – Non ci sono parole. Le immagini sono più che eloquenti. 

Vedere una fontana del 1600 ridotta in questo modo è solo l’ultimo di una serie di insulti fatti alla città e ai suoi monumenti.  

La città è in preda ai barbari. Gente senza idee, senza buon gusto. Gente che addobba il centro storico di un capoluogo come se stesse addobbando la sagra della porchetta (con tutto il rispetto per quest’ultima).

Uno sfregio ad un monumento che rappresenta la città di Viterbo.

Che vergogna.

Gli Stati Generali La Fune
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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