L'ultimo saluto a don Angelo, la parrocchia di Santa Maria Nuova: "l Signore lo ha chiamato a sé, come gli antichi patriarchi biblici, ricco di anni e di meriti"
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VITERBO - Chiamato dal Vescovo Mons. Adelchi Albanesi a succedere come Parroco al fratello Don Mario, deceduto tragicamente in un incidente stradale il 19 febbraio 1966, ha guidato la parrocchia di Santa Maria Nuova fino al 2013.

VITERBO – “La Comunità parrocchiale di Santa Maria Nuova piange la scomparsa di Don Angelo Gargiuli, che il Signore ha chiamato a sé nella notte, e si unisce al cordoglio dei familiari che lo hanno amorevolmente assistito nella malattia”; così il parroco di Santa Maria Nuova don Mario Brizi.

Chiamato dal Vescovo Mons. Adelchi Albanesi a succedere come Parroco al fratello Don Mario, deceduto tragicamente in un incidente stradale il 19 febbraio 1966, ha guidato la parrocchia di Santa Maria Nuova fino al 2013 facendosi apprezzare da tutti per la generosità, per la totale dedizione alla missione sacerdotale e per l’amore alla Comunità che Dio gli aveva affidato e alla quale è rimasto fedele fino alla morte.

Oltre all’incarico di parroco, Don Angelo, per la stima che riscuoteva presso i superiori e i confratelli, ha ricoperto anche incarichi di responsabilità a livello diocesano: per alcuni anni è stato Vicario Generale, Rettore del Seminario Maggiore, Cappellano dei Cavalieri del S. Sepolcro, inoltre, per tanti anni è stato un apprezzato insegnante di religione.

Lo spirito d’iniziativa che lo ha sempre contraddistinto lo ha portato ad intraprendere molteplici lavori negli edifici della Parrocchia. Solo per citarne alcuni ricordiamo il recupero e restauro del chiostro longobardo, le opere parrocchiali a S. Pellegrino, il tetto di S. Maria Nuova e il
riscaldamento sotto il pavimento, il restauro degli affreschi della chiesa, il rifacimento della casa canonica.

Il lungo periodo di servizio pastorale gli ha permesso di essere per molti punto di riferimento e sicura guida spirituale, oltre che amico sincero e gioviale per tutti coloro che, oltre le doti di sacerdote esemplare, sapevano cogliere la ricchezza delle sue doti umane.

“Di queste vogliamo particolarmente ricordare la creatività e la sensibilità artistica messa a disposizione non solo del servizio pastorale ma anche di tanti Enti laicali – continua Brizi -. Il Signore lo ha chiamato a sé, come gli antichi patriarchi biblici, ricco di anni e di meriti. Certi che continuerà ad intercedere per la nostra Comunità e per tutti coloro che lo hanno amato e apprezzato, esprimiamo il nostro grazie al Signore per avercelo dato come dono prezioso e accompagniamo il suo ritorno nell’abbraccio misericordioso del Padre con la preghiera di suffragio”.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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