Ludika 1243, un Medioevo che fa rivivere Viterbo
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E' stata la settimana di Ludika 1243, chiusa ieri con la battagliola campale vinta dai ghibellini. Sono state servite centinaia di cene medioevali, registrati migliaia di colpi di spada e andati in scena giullari, streghe, menestrelli, cantori.

E’ stata la settimana di Ludika 1243, chiusa ieri con la battagliola campale vinta dai ghibellini. Sono state servite centinaia di cene medioevali, registrati migliaia di colpi di spada e andati in scena giullari, streghe, menestrelli, cantori.

Un frammento d’anima medioevale è tornato a rivivere nella parte monumentale del centro storico viterbese e a farlo rivivere dalle persone. Una formula che funziona, sedici edizioni sulle spalle. Il tutto nonostante le secche del sostegno comunale. Che anche quest’anno, fastidiosamente, si sono mostrate.

“Viterbo dovrebbe essere sempre così”, è uno dei commenti più gettonati tra i presenti. E in effetti non sarebbe male ampliare e dare corpo al format. Magari cercare di estenderlo anche durante l’anno, con delle domeniche medioevali. Ci sono città, piccoli borghi, che di manifestazioni del genere ne hanno fatto la propria fortuna. Basta pensare alla vicina Bevagna, provincia di Perugia, dove la rievocazione del Medioevo è presente 360 giorni l’anno con un piccolo spazio e puntualmente si susseguono fiere e feste sparse nel calendario.

Una formula che funziona, in grado di muovere turismo vero. Quel turismo di tutti gli appassionati del genere, che sono davvero tanti. Prima o poi qualcuno lo capirà.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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