Luca Palamara fa i nomi dopo l'espulsione dall'Anm: "Che ci faceva la Ferranti del Pd a cena con Albamonte?"
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VITERBO - Ma il pm romano annuncia querela: "I fatti di cui si parla non sono mai avvenuti".

VITERBO – Espulso dall’Anm per lo scandalo intercettazioni,  ha minacciato vendetta. “Non farò da capro espiatorio”, “farò i nomi”. Palamara non perde tempo e inizia a raccontare il “sistema”. Lo fa in un’intervista al Fatto Quotidiano, dove tira in ballo subito il Pd. “Quante persone in questi anni sono venute da me a proporsi?”. E alla domanda del giornalista: “Ma a chi si riferisce?”- Palamara risponde:  “A Eugenio Albamonte e Donatella Ferranti. Per quanto mi risulta, si sono frequentati. Non credo che abbiano parlato solo di calcio”.

Albamonte è segretario della corrente Area ed ex presidente dell’Anm. Ferranti invece è un magistrato, ex deputata Pd. “Che facevano a cena insieme Albamonte e Ferranti?”, incalza Palamara. Per inciso, la Ferranti nelle chat intercettatedi Palamara si interessa una sola volta alla nomina di un ufficio giudiziario: chiede a Palamara, a novembre 2017, di fare da “garante” per Francesco Salzanocome avvocato generale. Nessuna richiesta personale. E Palamara, riferendosi a quelle intercettazioni, aggiunge tagliente: “Possiamo escludere non ne abbia parlato con con Albamonte?”.

Albamonte, intanto, annuncia di voler adire le vie legali. “Ho ricevuto mandato dal dottor Eugenio Albamonte, pm a Roma e segretario di AreaDg, per proporre querela nei confronti del dottor Luca Palamara”, ha dichiarato il suo avvocato Paolo Galdieri. Che spiega che Palamara, “in una serie di interviste rese ha diffamato Albamonte parlando di fatti mai avvenuti e, in particolare, di non meglio precisate cene tra il mio assistito e l’onorevole Donatella Ferranti, già presidente della commissione Giustizia della Camera dei deputati”.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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