L'ossigeno? Lo produciamo nel Parco del Treja
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Nel Parco del Treja (www.parcotreja.it), circa 650 ettari tra i comuni di Mazzano Romano (provincia di Roma) e Calcata (provincia di Viterbo), è stato realizzato un secondo progetto per il bilanciamento dell’anidride carbonica (CO2) e la valorizzazione dei servizi ecosistemici.

Nel Parco del Treja (www.parcotreja.it), circa 650 ettari tra i comuni di Mazzano Romano (provincia di Roma) e Calcata (provincia di Viterbo), è stato realizzato un secondo progetto per il bilanciamento dell’anidride carbonica (CO2) e la valorizzazione dei servizi ecosistemici.

Si tratta, spiega in estrema sintesi il presidente dell’Ente Parco Luciano Sestili, “di utilizzare la capacità degli alberi di un bosco di immagazzinare l’anidride carbonica e, più in generale, di valorizzare le funzioni svolte dall’ambiente (gli ecosistemi) per l’uomo: con la produzione di ossigeno, acqua, biodiversità e poi ancora bellezza del paesaggio, risorse naturali…”.

“Il territorio del Parco della Valle del Treja – ricorda il sindaco di Mazzano Romano Angelo Mancinelli – è ricoperto da boschi per la quasi totalità della sua estensione, e rappresenta quindi un luogo ideale per un progetto di questo genere”.

Il progetto si basa sulla partecipazione del Parco, di Phoresta Onlus e del comune di Mazzano. Il comune mette a disposizione diverse decine di ettari di bosco; il Parco realizza il progetto dal punto di vista scientifico e ne garantisce l’attuazione da quello operativo e Phoresta Onlus mette a disposizione le risorse economiche e soprattutto la passione dei propri soci. La condizione è che le aree boscate non siano sottoposte a utilizzazione forestale nell’arco dei prossimi cinque anni.

Il Direttore Vito Consoli, della Direzione Regionale Ambiente e Sistemi Naturali della Regione Lazio, valuta molto positivamente il progetto: “La tutela dei boschi salvaguarda la biodiversità, che è l’assicurazione sulla nostra vita, attraverso il mantenimento degli equilibri ecologici degli ambienti in cui viviamo”.

L’organizzazione Phoresta è una Onlus non-profit, fondata da professionisti italiani al fine di promuovere la gestione e la conservazione sostenibile delle risorse forestali e di progettare attività di tutela e valorizzazione dei servizi ecosistemici. Ha sede a Milano e si basa su un azionariato diffuso per la raccolta di fondi, che poi destina a suoi obiettivi statutari. “In pratica sono persone che mostrano nei fatti una spiccata sensibilità per i temi ambientali e attuano azioni concrete per la loro valorizzazione e salvaguardia’’, afferma con soddisfazione il presidente di Phoresta, Carlo Manicardi, che aggiunge: “molto spesso, quando beviamo dal rubinetto di casa, sappiamo a stento che quell’acqua costa circa un millesimo di euro al litro, che paghiamo alla società che la distribuisce. Non ci domandiamo da dove arriva: ovviamente dalle sorgenti, dalla natura! Che non paghiamo, che ci offre dei servizi gratuiti. Sono i servizi ecosistemici; che ci fanno bere e respirare e che forniscono tutti gli elementi di base al benessere delle nostre vite. Tutto deriva da lì – continua Manicardi – compresi gli oggetti più tecnologici. Su questi temi ancora manca, una consapevolezza diffusa, ed è perciò anche questo uno degli obiettivi del progetto: promuovere con i fatti la divulgazione di concetti elementari e assolutamente vitali.”

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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