

STADIO ROCCHI – A Viterbo, si sa, ci piace fare le cose in grande, anche quando si tratta di mandare a riposo i pastelli e le cartelle. Giovedì scorso, dalla regia ci dicono 11 giugno, lo stadio “Enrico Rocchi” è stato teatro di un’iniziativa che, per una volta, non ha visto il calcio come protagonista. La scuola “Canevari” vi ha celebrato la propria Olimpiade: una giostra di colori — gialli, verdi, rossi, blu, arancioni e viola — in cui a gareggiare non erano atleti professionisti, ma bambini al gran salto dall’Infanzia alla Primaria, accompagnati da genitori spesso più affannati dei figli.
L’accensione del “sacro fuoco”, rito che solitamente si riserva agli dei dell’atletica, è stata affidata al dirigente Paolo Fatiganti (che comunque un qualche passato da sportivo ci risulta l’abbia avuto), che ha assolto al compito con la solennità che il momento esigeva. Dietro le quinte di questa regia, invece, il presidente del Consiglio d’Istituto Armando Ronca, il quale ha immaginato la giornata non come una gara di velocità, ma come una passerella di comunità. Roba da veri campioni. Fondamentale l’apporto delle docenti, che hanno progettato e seguito l’iniziativa; di Mister Roberto Valeri, che ha coordinato ogni fase, e della Viterbese, che con grande disponibilità ha accolto i bambini allo Stadio Rocchi.
Il culmine? La cerimonia di “laurea” dei piccoli, che hanno indossato il “tocco” con la gravitas di chi ha già capito che la vita è un esame continuo. Non ci sono stati podi, né lacrime da sconfitti: in questa Olimpiade la medaglia d’oro è stata distribuita a pioggia, e tutti sono usciti vincitori.
Ora, per questi piccoli cittadini, si aprono i cancelli di un’estate che promette gioia. Poi, a settembre, toccherà alla prima elementare: il banco di prova dove la voglia d’imparare dovrà farsi metodo. Se il buongiorno si vede dal mattino — e dal “tocco” indossato con orgoglio sotto il cielo di Viterbo — c’è da scommettere che se la caveranno.






















