
Due pesi e due misure? Noi ribadiamo il concetto serve un piano regolatore della città e un modello sul quale rifondare Viterbo. La città deve sapere come, dove e se svilupparsi. Se alcuni locali sono costretti a pagare multe salate per alcune infrazioni però, altri sarebbero completamente liberi di fare quello che vogliono. È ciò che ci ha raccontato un lettore che ci ha chiesto di denunciare quanto segue.
Ci sarebbero locali che non pagano il suolo pubblico, ci sarebbero locali che invece si fanno autorizzare le attività all’aperto per qualche mese salvo poi sforare continuamente nel periodo di utilizzo. Ci sarebbero insomma locali che non rispettano le regole, ma che la passano liscia. Sistematicamente. Insomma ci sarebbero gli impuniti. Impuniti perché hanno magari qualche santo in paradiso, o magari sono solo i più fortunati. Quelli più piccoli invece, magari appena nati, magari più sfortunati, magari semplicemente senza santi in paradiso, vengono mazziati.
Certo è tutto da verificare, ma è facile crederci. E allora la riflessione da fare è ancora un’altra e va oltre le singole storie che abbiamo raccontato e che continueremo a raccontare. La riproponiamo, perché la vicenda è complessa e siamo stati accusati, più o meno direttamente, di aver creato un caso sul nulla. In realtà abbiamo solamente acceso la luce su quel che accade da tempo e abbiamo capito che le amministrazioni hanno tanto da lavorare. Perché non c’è un piano regolatore dello sviluppo della città, perché non c’è una idea del modello su cui rifondare Viterbo, perché non c’è stata mai la vera volontà di mettere tutti attorno ad un tavolo.


















