Lo scatto che avevo in testa: un pellegrino, il vento e la magia di Viterbo
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"Domani, se non piove. Verso l’imbrunire. Di’ a Quintaletto (al secolo Franco Chiaravalli) di farsi trovare al Palazzo Papale con un bel mantello scuro e un bordone".

INSIDE – Quando sul display del mio cellulare appare quel tondo con la foto di un uomo in gilet giallo alta visibilità, sorrido sempre. È un’immagine molto “America”, ma la voce dall’altra parte è italianissima e inconfondibile: è Giulio Della Rocca. Quando mi chiama, di solito mi fermo, tiro il fiato e rispondo: “Ciao Giulio, dimmi tutto”.

La conversazione inizia quasi sempre con la sua solita provocazione: “Parlo con il miglior fotografo della Tuscia?”. Io, che preferisco i fatti ai titoli, lo riporto subito a terra: “No, ti sbagli, i migliori stanno tutti a Viterbo… o nei dintorni, ci scherzo, che vai cercando quassù nell’Alta Tuscia?”. Ma Giulio ha un obiettivo preciso: “Mi dai una mano per la copertina di un libro sulla Via Francigena e i Giubilei a Viterbo?”. Non ci penso due volte: “Certamente, perché no”.

Il bello viene quando si passa alla logistica. “Bene, quando la facciamo?”, chiede lui. La mia risposta è secca: “Domani, se non piove. Verso l’imbrunire. Di’ a Quintaletto (al secolo Franco Chiaravalli) di farsi trovare al Palazzo Papale con un bel mantello scuro e un bordone”. Giulio però è scettico: “Ma come, alle cinque del pomeriggio è già buio! A quell’ora non c’è luce!”. “Fidati”, gli dico, “per una volta fai come dico io. Ho già la foto in testa”.

Il 26 novembre ci ritroviamo tutti e tre in Piazza San Lorenzo. Aveva smesso di piovere da pochi minuti; il cielo conservava uno squarcio dell’ultima luce, mentre i lampioni iniziavano a scaldare l’atmosfera. Avevo già adocchiato una pozzanghera strategica sul selciato: era lì che aspettava me.

Mentre scattavo, è successo quel piccolo miracolo che solo la pazienza sa regalare: una fortunosa folata di vento ha sollevato il mantello di Franco. In quel preciso istante, l’immagine che avevo immaginato si è materializzata nel mirino della mia fotocamera. Abbiamo continuato a scattare sulle scale del Palazzo Papale, più che altro per accontentare Giulio, ma sapevo bene che “quella buona” era già al sicuro nella scheda di memoria.

Dico sempre a chi mi ascolta che le fotografie non si fanno solo con un sensore o un obiettivo. Le fotografie si fanno con la testa e con il cuore. Bisogna saperle vedere prima ancora di premere il pulsante, bisogna saper aspettare che gli elementi della natura — la luce, l’acqua, il vento — si accordino con la tua visione. Quel pomeriggio a Viterbo, il cuore della Tuscia ha deciso di battere all’unisono con il mio scatto.

E infine questa mia foto è diventa la copertina del libro ‘La Tuscia è Storia, la Francigena e i Giubilei a Viterbo’, scritto da Don Mario Brizi con Della Rocca Editore. L’appuntamento per tutti è per sabato 10 gennaio 2026, alle ore 18:00, presso la splendida cornice della Chiesa San Giovanni Battista del Gonfalone. L’evento sarà l’occasione per guardare alla Via Francigena, ai Giubilei e per riscoprire la centralità di Viterbo nella storia, leggenda, tradizione, arte e costume.

Le parole di Giulio della Rocca: “Un ringraziamento sentito va a Don Mario Brizi per il suo instancabile lavoro letterario, a Maurizio Di Giovancarlo per gli scatti fotografici originali che arricchiscono il volume, a Claudio Fortugno per la cura dell’impaginazione e al “mitico” Franco Quintaletto Chiaravalli, protagonista di una delle sue migliori interpretazioni in veste di attore.”

©MaurizioDiGiovancarloTusciaFotografia

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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