L'isola che non c'è, il 25 settembre all'Hotel Salus per #ideare Viterbo


"Viterbo, tutto il buono che c'è", questo il motto scelto per la seconda edizione de 'L'isola che non c'è'. L'appuntamento, organizzato da Fondazione, è in programma per domenica 25 settembre
“Viterbo, tutto il buono che c’è”, questo il motto scelto per la seconda edizione de ‘L’isola che non c’è’. L’appuntamento, organizzato da Fondazione, è in programma per domenica 25 settembre. La location è la stessa di qualche mese fa: l’Hotel Salus Terme. A partire dalle 9,30 Fondazione incontrerà diversi mondi del capoluogo per ragionare insieme su una prospettiva possibile da costruire nella città di Viterbo.
L’hashtag lanciato è chiare: #ideare insieme. Nulla è ancora trapelato su come sarà organizzata questa seconda tappa e su chi andrà a coinvolgere.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
di Roberto Pomi
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
di Roberto Pomi
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

















