

EDITORIALE – Il frullatore della politica ha smesso di girare a velocità moderata. Ha ingranato la marcia alta, quella che porta dritto al tasto “campagna elettorale: on”. Non importa che manchi un anno esatto — una vita, in politica, eppure un battito di ciglia — perché il clima è già quello delle grandi manovre. Il 2027 non è più un orizzonte lontano, è un convitato di pietra che si è seduto a tavola, e l’inverno sta arrivando. Non ci sono ancora draghi a solcare i cieli sopra Viterbo, è vero, ma il sottobosco pullula di nani. E quando parlo di nani, intendo soprattutto quelli del pensiero, che in questa nostra terra sembrano godere di una rigogliosa fioritura. Ora senza dire chi secondo noi è “drago” oppure “nano”, fatto che attirerebbe su di noi le ire degli attori della politica local (conoscete qualcuno più permaloso di un politico?), ci limitiamo a registrare i movimenti in essere.
La prima scintilla, quasi un segnale convenuto, arriva da Filippo Rossi. Che torna in piazza, perché la piazza è il suo habitat naturale, il miocardio pulsante di quell’esperienza — Caffeina — che ha cambiato la grammatica culturale di questa città. “Ci vediamo domani alle 18,30 a Piazza del Gesù”, scrive. Intendendo questo venerdì pomeriggio. Una piazza che definisce una delle più belle di Viterbo, quasi un manifesto estetico prima ancora che politico. Rossi ci invita a guardare, a ragionare, a fare due parole. È un ritorno alle origini, alla politica come esercizio di presenza fisica, in un tempo che preferisce la virtualità dei commenti al peso del corpo in piazza. Tranquilli però, tutto sarà trasmesso in streaming Facebook.
Ma mentre Rossi ragiona, il resto del campo si muove con ben altre logiche. C’è il “generalissimo” Vannacci, la cui ombra lunga si allunga sulla provincia. E c’è Fusco, che nei panni di un “toro scatenato” sta macinando chilometri e consenso. Attorno a lui, un drappello di luogotenenti in trepida attesa: aspettano il grado, la promozione, il riconoscimento di un impegno che punta dritto a quella “decima” che non è di dannunziana memoria, ma un accumulo di tessere da far tremare i polsi. La truppa è in fermento, il clima è da vigilia di battaglia.
E poi c’è Forza Italia. Le due anime del partito azzurro hanno iniziato ad apparecchiare la tavola per una resa dei conti che promette di essere, se non epica, quantomeno rumorosa. Il primo assaggio lo vedremo alle elezioni per il rinnovo del consiglio provinciale, che diventano, di fatto, le prove generali per il grande scontro. Un banco di prova dove non si misurano solo i voti, ma le gerarchie e i pesi specifici.
Siamo dentro un Game of Thrones in salsa gialloblu. I troni da conquistare sono quelli di Palazzo dei Priori, e la caccia è aperta. Non vedo draghi, per ora, ma sento già il rumore degli stivali che battono il selciato. La battaglia per la conquista della città è iniziata, e per chi vive di politica — o chi, come noi, la osserva con attenzione — il divertimento è appena cominciato. O forse, più correttamente, è iniziato il tormento. Prepariamoci: l’inverno sta arrivando, e a Viterbo, quando cala il gelo, il riscaldamento è spesso solo quello delle polemiche.

















