L'invasione dei cinghiali, sono 20mila gli esemplari stimati nel Viterbese. A rischio l'ecosistema oltre all'agricoltura
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Dieci volte sopra la possibilità di contenimento del territorio. Questa la stima dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale sui cinghiali nel Viterbese. Una valutazione che suona come un campanello d'allarme, anzi una vera e propria campana. 

Dieci volte sopra la possibilità di contenimento del territorio. Questa la stima dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale sui cinghiali nel Viterbese. Una valutazione che suona come un campanello d’allarme, anzi una vera e propria campana. 

La questione è seria. Coldiretti sta giocando il suo ruolo in difesa dell’interesse degli agricoltori, che subiscono da anni enormi danni. Ma il tema ha una portata più ampia. Sono 20mila i cinghiali stimati nella Tuscia. Mangiano tutto, anche gli altri animali. “Una presenza così massiccia mette a rischio l’esistenza di almeno una decina di altre specie”, mette al corrente il direttore di Coldiretti Alberto Frau.

“Si può tranquillamente parlare di orde barbariche di cinghiali”, stigmatizza il direttore di Coldiretti. Di queste ore la notizia che finalmente sono in arrivo gli indennizzi agli agricoltori per i danni da ungulati selvatici del 2015. La Regione Lazio ha infatti liquidato gli ATC 1 e 2 operanti nella Tuscia per i danni da fauna selvatica e la Provincia ha rigirato alla Regione quanto previsto per liquidare i danni del 2014. Sul territorio del Viterbese è stimata la presenza di almeno 20mila esemplari.

“Si tratta di un numero enorme, negli ultimi cinque anni sono in pratica decuplicati e la crescita è esponenziale – entra nel dettaglia Frau -. Come Coldiretti non possiamo accontentarci degli indennizzi, ci stiamo battendo per delle politiche di prevenzione. E’ necessario controllare il numero di cinghiali presente e siamo in attesa che la Regione dia il via libera al piano di controllo selettivo”.

All’origine del caos l’introduzione, per fini legati alla caccia, di una specie alloctona. Si tratta del cinghiale celtico, che rispetto a quello maremmano, ha ritmi di riproduzione molto superiori. Se una femmina di maremmano poteva avere 3-4 cuccioli all’anno questa alloctona, portata dai paesi dell’Est Europa, ne ha intorno ai 16. La prima infatti si riproduce una volta all’anno e la seconda fa due cucciolate, anche significativamente più numerose.

Coldiretti vive un momento di soddisfazione per essere riuscita, attraverso un lavoro di pressione, a sbloccare i risarcimenti. “Finalmente i nostri agricoltori della Tuscia vedono risarciti gli ingenti danni provenienti dall’esubero fuori controllo degli ungulati selvatici presenti sul nostro territorio; la considero una vittoria sindacale importantissima, che innesca un processo più rapido anche per il 2016. Era importante trovare la quadra tra regione e provincia, insieme agli ATC, in modo che potessero parlarsi e raccordarsi su tempi e modalità di lavoro”. Le parole del presidente Coldiretti Mauro Pacifici.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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