

CHIANCIANO – C’è, in questo agosto che brucia le pietre della Tuscia, una strana migrazione. Non è il solito movimento di villeggianti in cerca di refrigerio, ma qualcosa di più sottile, di più ostinato: l’arte che si mette in viaggio. E tra i molti che hanno risposto al richiamo di Chianciano, per questa IX Biennale che raduna trecento anime da cinquanta terre diverse, spicca una figura che sembra uscita da un racconto, un uomo che ha fatto della trasformazione la propria grammatica.
Si chiama Simone Zanco. È nato nel 1980, vive nel viterbese, e nel suo sguardo — se lo si osserva bene — si può leggere ancora l’eco di quel lontano 1998, quando tutto ebbe inizio sui muri, nel segreto delle notti urbane, sfidando il grigio delle città con la prepotenza dei colori.
A Chianciano, tra le sale del Museo d’Arte e le gallerie che si aprono come feritoie nel ventre del borgo medievale, Zanco non porta solo della pittura. Porta “Gli Amici”. È un olio su tela, un rettangolo di sessanta per cento centimetri che sembra contenere un mondo intero, una sorta di “deserto dei Tartari” visivo dove l’immaginazione attende, immobile e vibrante, il segnale di un’evocazione.
Il percorso di quest’uomo è un romanzo di formazione rovesciato: partito dal graffito, che è l’arte dell’istante che svanisce, è approdato alla tela, che è il tentativo disperato di fermare il tempo. È stato a Francoforte, a Trento, a Roma, nutrendosi di città straniere come si masticano sogni per poi sputarli trasfigurati. Nel suo laboratorio “Aerosolove”, fondato nel 2004, Zanco lavora come un alchimista che cerca di conciliare il rigore del neocubismo con il caos primordiale dello street art.
Qual è, dunque, il segreto di questo artista che ha scelto la Tuscia come suo fortilizio? Forse è la capacità di capire che ogni superficie – un muro scrostato, una tela candida, la realtà stessa – è soltanto una pelle pronta a essere squarciata. Nelle sue composizioni sintetiche, dove la natura e la contemporaneità si scontrano in una danza geometrica, Zanco non cerca la perfezione. Cerca lo stupore, quel brivido che si prova quando, svoltato l’angolo di una strada sconosciuta, ci si accorge che il mondo non è esattamente come credevamo che fosse.
La Biennale di Chianciano, con i suoi inaugurazioni dal 15 al 16 agosto e il suo procedere fino alla fine del mese, è il palcoscenico di questo confronto silenzioso. E Simone Zanco, con la sua ricerca ostinata, ci ricorda che anche qui, tra le colline e i borghi della nostra terra, c’è qualcuno che sta osservando l’invisibile, pronto a testimoniare che, nonostante tutto, l’arte resta l’unico vero, incomprensibile, miracolo quotidiano.

















