L'intervista a Paolo, il giovane pestato per un post ironico su Facebook
Vignanello
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Paolo racconta a Il Messaggero l'aggressione subita a Vignanello. Paolo racconta l'aggressione, le ferite riportate e commenta l'ordigno di fronte alla sede di CasaPound Cimini.

Paolo ha raccontato a Il Messaggero l’aggressione subita a Vignanello. Il ricordo dell’aggressione, le ferite riportate e ha commentato anche l’ordigno di fronte alla sede di CasaPound Cimini.

 

Paolo, cosa è accaduto quella sera?

“Eravamo in tre, un mio amico doveva parlare con il gestore di una pizzeria. Loro erano già lì, dopo circa mezz’ora siamo usciti e li abbiamo trovati là fuori”.

Cosa ti hanno detto?

“Uno mi ha strattonato per una spalla, chiedendomi: “puoi venire un attimo?”. Ho risposto di no e me ne sono andato. Mentre camminavo mi giravo a controllare: continuavano a inseguirmi. Ho iniziato a correre verso il parco di fronte. Poi ce le ho prese da due di loro, un testimone dice tre”.

Come?

“Con calci da dietro, poi pugni, uno dei quali mi ha rotto il naso. Sono arrivate anche cinghiate. Erano una quindicina in tutto, hanno fatto riferimento alla presa in giro a Casapound”.

Hai visto cosa è successo alla sede di Casapound?

“Alla violenza non si risponde con la violenza, non ci si abbassa allo stesso livello. Si rischierebbe di entrare in un circolo vizioso, di scatenare una guerra. L’arma contro i fascismi può essere solo la cultura”.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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