

IL CORNER DEL PROFESSORE – In una intervista sugli “agenti” dell’intelligenza artificiale (AI) Jack Clark, fondatore di Anthropic, ha illustrato come il nuovo confine, ormai superato, della ricerca su AI sia la creazione di software che possano prendere delle decisioni indipendenti risolvendo compiti complessi.
Come dice l’Uomo Ragno “da un grande potere derivano grandi responsabilità”. Per fortuna la sua ditta si rifiuta di lasciar usare il software al dipartimento di guerra americano per uccidere e fare conflitti. Per la AI, un futuro solo possibile è diventato la realtà. Intervistato da Ezra Klein, Jack Clark presenta un mondo post AI con il quale lui convive ormai quotidianamente.
Certo cambierà il mondo, per il meglio? Di sicuro avremo sempre più bisogno di energia per supportare gli aspetti computazionali di AI. Nessuno la ferma, di sicuro. Come per il passaggio dalla cenere al sapone e infine alla lavatrice, il progresso libera l’uomo dai lavori più umili e tende ad automatizzarli. Ormai tutti gli addetti ai lavori, non solo Jack Clark, non affermano più che porterà cambiamenti o che rivoluzionerà il mercato del lavoro dicono che il futuro è oggi. In altre parole, chi ne è capace o chi se lo può permettere si sta già munendo degli strumenti tecnologici per automatizzare tanto quanto possibile.
Tutti temiamo, giustamente, per i posti di lavoro di una enorme fascia della popolazione. Presto sapremo quali categorie saranno più penalizzate e quali lavori siano al sicuro dalla rivoluzione. Ci sono anche conseguenze imprevedibili: i giovani laureati in informatica o ingegneria fino a ieri erano ricercatissimi sul mercato del lavoro ma presto l’intelligenza artificiale sarà in grado di programmare in tempi rapidissimi e con pochi o pochissimi errori. Gli ingeneri debbono evolversi a manager di processi svolti dagli “Agenti” di AI. Altro aspetto sorprendente, se l’informatico non deve più pensare o impegnarsi, cosa succederà a tutti noi?
Con l’aiuto dell’intelligenza artificiale tutte le informazione al mondo sono alla portata di un comando vocale. Non dobbiamo più passare esami o fare ricerche, il telefono risolve tutto. Qualcuno smetterà anche di andare dal dottore. Già tutti cerchiamo su internet notizie riguardo qualche sintomo. Presto la voce da noi scelta per l’intelligenza artificiale ci risponderà come il dottore dandoci la diagnosi.
Sia chiaro i parrucchieri avranno sempre lavoro. Con loro tutti i lavori basati sulle imperfezioni umane. Spero che la mia provocazione sul non andare dal dottore non sia presa sul serio. L’empatia e la conoscenza profonda del genere umano fanno si che un dottore sarà sempre migliore di una serie di calcoli basati sulla probabilità statistica di cosa segue la serie di sintomi elencati. Jack si spinge anche più lontano parlando di insegnare alle macchine “l’intuizione”.
Speriamo si riveli impossibile. Perché? La naturale conseguenza dell’uso e abuso di AI capace di intuire è che curiosità, creatività e originalità lasceranno presto il posto alla cosiddetta “pappa fatta” del calcolo probabilistico. Il rischio enorme è di atrofizzare le qualità sopra citate. Queste sono quelle che più di altro ci caratterizzano. Forse è vero ancora di più: uno dei grandi motivi per vivere è creare, scoprire, contribuire con qualcosa di innovativo. Secondo me in gioco c’è la nostra stessa umanità. Quando ero piccolo si diceva :” lui è intelligente, ha studiato”. Da grande non sono sicuro dell’affermazione ma credo che la perdita di curiosità e dell’imparare in modo attivo porti a conseguenze ovvie: diventiamo meno intelligenti. La pigrizia da un lato e la facilità di risolvere quasi tutto con un comando vocale dall’altro sono una congiuntura inquietante.
Altra conseguenza, questa è completamente ovvia: in media avremo tutti sempre più tempo per noi stessi. Che significa? Più telefono o social. L’empatia è a rischio. Facile criticare se non vedi le conseguenze sul volto di chi non riesce a gestire opinioni contrarie. Dobbiamo disimparare rapidamente la dipendenza dal brivido della condivisione del post o dei 100 likes. Ormai non è più una tentazione, è una delle tante abitudini che abbiamo assorbito. Questo è vero per tutti a ogni latitudine: Dobbiamo ri-centrare la vita su azioni ed abitudini che spingono verso la nostra umanità non il contrario. Abbiamo bisogno di scuole di empatie non di profili social. Dobbiamo incontrare amici e corteggiarci a vicenda. Dobbiamo imparare a relazionarci accettando differenze. Personalmente sono colpevole più degli altri ed ho difficoltà a gestire rapporti con chi la pensa in modo diverso da me ma debbo provare. A rischio sono tutti gli aspetti che rendono la vita bellissima: la gioia, l’amicizia, l’empatia, la solidarietà, l’intelligenza, la generosità e la felicità.

















